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Economia della felicità, la socializzazione e le relazioni

Il ibro “Economia della felicità“, affornta il tema della gratuità della condivisione dell’informazione: la relazione sociale prima di tutti, pre-economica, tra pari. Le affinità elettive, non tra marca e consumatori, nemmeno tra consumatori, ma tra individui, persone. La “società dell’informazione”, l'”economia della conoscenza” non sono più luoghi comuni scambiati tra pochi eletti, ma linee interpretative realistiche di una raltà che non può non essere interpretata che per le componenti di immaginario, oltre che per metafore suggestive.

La nostra coscienza è parte integrante di un’informazione latente, più vasta e condivisa, <… siamo immersi nell’informazione, il nostro cervello e la nostra coscienza sono fatti di informazione. Quindi, per comprendere la società dell’informazione dobbiamo fare un salto fuori di noi stessi>.

Siamo andati oltre alla cultura dell’effimero e dell’immagine degli anni ottanta/novanta. La cresita economica e la maggiore disponibilità finanziaria non grarantiscono l’accesso alla felicità. <… Le nuove ricerche economiche stanno dimostrando che la crescita non è sempre ciò che rende felici le popolazioni e che anzi avviene a scapito di quello che rende felici: sostituisce le relazioni di fiducia, le amicizie, le solidarietà con altre relazioni basate sulla moneta e l’interesse>

<L’aumento indefinito del consumo> sottolinea Luca De Biase, <implica una spinta indefinita di lavoro necessario a finanziarlo e di tempo da dedicare all’attività professionale. A scapito delle relazioni umane. Proprio quelle relazioni che invece costituiscono il principale generatore di felicità.

Se i media sono il massimo generatore di valore nella società dell’informazione, il sistema dei media è anche il settore che attraversa la più grande trasformazione. E ciò che è stato pionieristico per dieci anni e oggi è chiaro, domani sarà decisivo>

Consiglio la lettura de libro di Luca De Biase uno dei più lucidi osservatori italiani di quanto accade nel mondo digitale. Il libro “Economia della felicità” propone un’analisi che rimanda alla sfera del quotidiano.

<Sempre più componenti importanti della società condividono il pensiero che il capitalismo abbia esagerato: la monetizzazione della realtà non è la ricchezza. C’è bisogno di più felicità.>

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