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Pillole di coaching (audio)

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L’archivio del blog “Leonardo Milan, lateralmente…”

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  • Influenza e persuasione. Coinvolgere nell’intenzione.

    imageCome possiamo definire l’influenza? Essere influenti è un’abilità di conformarci agli altri, di entrare in sintonia così gli altri ci percepiscono come un riflesso di se stessi.

    • L’influenza è un mix di popolarità e competenza:
      Ognuno influenza la percezione, le opinioni e i giudizi dell’altro su altre persone, su aziende, su marchi, su prodotti
    • Popolarità è diversa da essere influenti!!!
    • L'influenza può essere neutra, positiva o negativa, ma conta veramente quando ha un impatto concreto e reale sui "followers".
      E’ fondamentale capire che è importante chi ascolta un "influencers" e non quanti.

    Occorre quindi distinguere tra un influencer ed un opinion leader:

    • L’influencer
      • Filtra le informazioni per la sua rete sociale (rilevanza attraverso la reputazione)
      • L’Opinion Leader le divulga utilizzando tutti i media e new media (consenso attraverso la credibilità)
      • Chiunque possa influenzare il proprio network di persone, anche molto piccolo
      • L’Influencer tipico è il blogger.
    • imageOpinion Leader
      • La rivista/giornale online tematico e/o di tendenza (di opinione e che genera conversazioni e follower) potrebbe svolgere, come i personaggi autorevoli, del cui giudizio ci fidiamo, in grado di influenzare la nostra opinione, per cui potremo definirla meglio come Opinion Leader. I confini sono sfumati ma occorre sempre fare chiarezza.
      • Possiamo quindi dire che un blog/sito di tendenza/tematico gestito da una redazione è Opinion Leader come stakeholder per la somma degli interventi/opinioni e seguito che hanno le persone che ci scrivono (persone e/o redazione).
      • Alcune di queste persone che scrivono possono essere avere una forte reputazione e quindi essere considerati degli influencer.
      • Quando un blog di tendenza fa post non firmati si intende che potremmo dire che siamo più nel campo dei new media (come stakeholder) o degli Opinion Leader: il direttore del giornale/rivista (offline e/o online), per esempio.
      • L’esempio dell’Huffington Post. Vi scrivono molti blogger, alcuni hanno reputazione e seguito da influencer ma la Arianna Huffington è sicuramente una Opinion Leader, anche per la sua difficile raggiungibilità (paradosso della celebrità che non consente più le conversazioni…).

    Alcuni principi della persuasione:

    • Il comportamento automatico e stereotipato predomina in molte azioni umane perché in tanti casi è la condotta più efficiente, in altri è praticamente indispensabile (scelta emotiva... acquisto d'impulso)
    • La persuasione «è un’opera di convinzione esercitata su qualcuno mediante ragionamento, per ottenerne la fiducia o l'approvazione» (Garzanti). Per (azione) Suadere (rendere piacevole, favorevole.
    • Il guru di riferimento è senz’altro R. Cialdini («Le armi della persuasione - Giunti»): Psicologo sociale, ha cominciato a fare ricerche sulla psicologia dell’acquiescenza: le armi della persuasione, come difenderci…

    Riporto qui di seguito le slide della presentazione correlata che potete vedere scaricare su Slideshare:

  • Gestire la reputazione con la comunicazione relazionale Beyo ...

    imageDopo l’articolo Digital Public Relations e innovazione strategica, proseguo con a nuova forma di comunicazione definita beyond the line. Questa forma di comunicazione è da utilizzare per la gestione della Reputation aziendale, per le HR (Human Resources) che hanno molte volte l’incombenza di gestire anche la comunicazione istituzionale (interna ed estera all’azienda).

    Con la comunicazione Beyond the Line si va oltre le attività e le definizioni ormai sorpassate o sempre meno utilizzate negli ambienti professionali:

    • Above the line, la comunicazione che utilizza i media classici come la televisione, i giornali, le riviste, la radio, ecc.
    • Below the line, la comunicazione below the line rivolta ad un gruppo/target specifico, attività promozionali nelle quali a basso budget: gli esempi più classici di questo genere di iniziative sono i flash mob e il guerrilla marketing.

    Il termine nasce dalla necessità di individuare un ambito non propriamente pubblicitario della comunicazione d’impresa in grado di massimizzare l’efficienza degli investimenti contenendo al tempo stesso la spesa complessiva. Questa forma di comunicazione comprende:

    • Customer Relationship Management (CRM)
    • Vendita e trade marketing
    • Marketing consumer
    • Sponsorizzazioni
    • Supply chains e business partner

    Rimane comunque il fatto che, data la grandezza della categoria che rappresenta il beyond the line, si evince che uno degli obiettivi è sicuramente quello di costruire relazioni tra i vari stakeholder che ruotano intorno all’azienda e per riuscire a centrare tale obiettivo lo strumento più efficace è quello che agisce direttamente sulla persona per influenzarla, ossia le relazioni pubbliche.

    La comunicazione beyond the line – tutto ciò che non è pubblicità (Advertising e Digital Advertising) è caratterizzata da una sua definita e decisa capacità di profilare gli interessi propri di un’ampia gamma di interlocutori, gli stakeholder.

    Nei momenti di crisi decidono di privilegiare gli investimenti nel beyond the line perché è più diretto, perché si rivolge a un ambito territoriale identificato, è selettivo sui pubblici, si avvale di una gamma di strumenti che interagiscono tra loro, perché offre ormai veri e propri modelli di partecipazione e di dialogo con i consumatori e la clientela attraverso il web e i social network, perché possiede una efficacia ed effetti misurabili nell’immediato.

    Queste sono le ragioni delle scelte che vedono crescere gli investimenti nel beyond the line, nel disegno di concentrare le risorse e di evitare le “dispersioni” che si verificano, comunque, quando si investe in pubblicità sui mass media.
    Riporto qui di seguito le slide della presentazione correlata che potete vedere scaricare su Slideshare:

    Fonti utilizzate: Luiss Business School “Indagine sugli investimenti in comunicazione non pubblicitaria” in collaborazione con Coca-Cola Italia e Ferpi.

  • ott 2015Articoli del mese...
  • Digital Public Relations e innovazione strategica

    Ambiti e ambienti di applicazione delle Digital Public Relations Le Digital PR ricadono nell'ambito delle Relazioni Pubbliche, aree che per sua natura non punta a far crescere le vendite, ma a consolidare il posizionamento del brand e dell'azienda sul mercato.
    Riporto qui di seguito gli ambiti e gli ambienti di applicazione delle Digital Public Relations con una presentazione che riguarda il rapporto Innovazione Strategica ed i Social Media.

    Gli ambiti e gli ambienti di applicazione delle Digital Public Relations

    • Posizionamento online:
      • Posizionamento Marketing Strategy e Supporto dell’attività SEO - Search Engine Optimization
      • Content Strategy e Content Management
      • Personal Branding (posizionamento professionale e sviluppo carriera)
    • Informazione giornalistica
      • Real Time news
      • Ai giornali attraverso OLMR - Online Media Relations (Corporate: a supporto dell’Ufficio Stampa)
    • Comunicazione istituzionale e d’impresa (corporate):
      • Interna: Social Business
      • Esterna: Reputation, Prevenzione Crisis Management e monitoraggio
    • Engagement - Fidelizzazione
      • Attività di engagement nei Social Media
      • Customer Services – Customer Care
    • Conversione online
    • Lead Generations – online Direct Marketing

    Riporto qui di seguito le slide della presentazione correlata che potete vedere scaricare su Slideshare: Innovazione Strategica ed i Social Media

     

     

  • mag 2015Articoli del mese...
  • Riuscite a superare il semplice "Dillo a un amico" ...

    imageProseguo l’approfondimento delle tecniche del passaparola con questo articolo sul come diffondere il passaparola. I precedenti articoli sul tema sono: incrementare la capacità di ascolto con il passaparola e prodotti sportivi nell’era digitale, aziende e marketing alle prese con la crisi.
    Riporto qui di seguito alcuni suggerimenti che ho raccolto sulle tecniche del passaparola. La forma delle domande, tipica del coaching, consente di apprendere… dandosi le giuste risposte… attraverso la seguente check list.

    • Riuscite a organizzare un evento che metterà in scena il prodotto e farà parlare il pubblico?
      • Qual è l'idea più insolita cui potete pensare?
      • Potete avvalervi di un'anteprima a sorpresa, per catturare l'immaginazione di un gruppo selezionato di clienti?
      • Annotate tutte quelle che vi vengono in mente, poi però rileggetele il mattino seguente, dopo aver bevuto una buona tazza di caffè e aver risposto alla prossima domanda.
    • Offrite la possibilità di sperimentare?
      • Avete inviato in anticipo le copie del libro a mille lettori: molto bene. Ma che cosa potete fare per essere certi che lo leggano vera­mente?
        • Quando Grove Atlantic promosse Ritorno a Colei Mountain nelle librerie, fece seguire all'inseminazione ini­ziale alcune cene locali, durante le quali i librai potevano incontrare l'autore.
    • La vostra storia aziendale si ispira a un modello di riferi­mento?
      • Dietro il prodotto vi è un "dramma umano"? Nella vostra azienda è presente un leader carismatico? Scrive un blog?
    • Siete in grado di creare un messaggio specifico che si può diffondere facilmente?
      • Ecco un esempio tratto da freerice.com, un sito che aiuta ad arricchire il vocabolario:
        • «Per ogni parola che indovinerete, grazie all'UN World Food Program donerete 20 grani di riso e contribuirete a com­battere la fame nel mondo». Notate quanto è preciso que­sto messaggio.
    • imageRiuscite a superare il semplice "Dillo a un amico"?
      • Esor­tate i clienti a riflettere per un attimo sulle persone che li circondano e che potrebbero beneficiare del prodotto.
    • Avete pianificato i vostri sforzi per l'inseminazione nella base?
      • Il vostro piano non si limita a includere i "soliti sospetti" del settore?
    • Quali iniziative potete intraprendere per stupire?
      • Le per­sone parlano di ciò che è inatteso.
    • REGALATE UNA CARAFFA BRITA, PIANTATE UN ALBERO
      • Per anni, in Australia, Brita ha cercato di spronare i clienti a raccomanda­re i suoi prodotti.
      • Offriva gratuitamente un filtro di ricambio agli acquirenti che si mostravano disposti a consegnare una cartolina pubblicitaria a un amico. I! meccanismo di questa strategia era però farraginoso e i risulta­ti furono contrastanti.
    • I clienti comunicano tra loro?
      • Più interagiscono, più si sentiranno coinvolti dal prodotto e più lo descriveranno ad altri.
      • Sapete trovare un sistema per aiutarli a socializzare o a scambiarsi commenti? Riuscite a organizzare incontri offline, per esempio grazie a eventi speciali?
    • I clienti hanno la possibilità di pubblicare i loro contenuti?
      • Possono inviare immagini su Flickr o video su YouTube? E le loro esperienze sui blog?
    • Avete la possibilità di limitare l'accesso al prodotto, affinché la sua presenza ridotta stimoli fin dall'inizio l’interesse?
      • (Questa tattica dovrebbe essere utilizzata in modo selettivo; è più efficace quando vi sono forti aspettative nei confronti del prodotto.)
    • imageAvete pianificato i vostri sforzi per l'inseminazione nella base?
      • Il vostro piano non si limita a includere i "soliti sospetti" del settore?
    • Riuscite a portare i clienti dietro le quinte?
      • Riuscite a mo­strare loro come viene creato il prodotto, chi lo fabbrica e perché ne è così entusiasta? (Anche se create un prodot­to "noioso", il processo di produzione deve pur presentare un elemento interessante, o forse è affascinante il modo in cui vi è venuta l'idea alla base del prodotto stesso.)
    • L'attuazione di questa idea danneggerebbe qualcuno?
      • Se la risposta è sì, lasciate perdere.
    • Disponete di un programmando incentivi per chi segnala la vostra azienda?
      • Se sì, i clienti l'apprezzano e rispondono positivamente? Avete raccolto le loro reazioni?
    • Sapete creare uno spunto di conversazione?
      • Un elemento che gli altri ricorderanno, utile per dare inizio a un'intera­zione?
    • Si potrà frullare?
      • Vedere un nuovo e lucente iPhone che viene gettato in un frullatore e ri­dotto a un mucchietto di polvere nera è un evento di cui molti parlano. Il video in questione è stato visto più di quattro milioni di volte su YouTube.
        • Nelle sue serie di filmati, Tom Dickson, il CEO di BlendTec, utilizza il frulla­tore prodotto dall'azienda per polverizzare oggetti come biglie, palline da golf, telefoni cellulari, barre luminose... insomma, qualsiasi cosa gli ven­ga in mente.
        • D'accordo, questi video sono divertenti e stravaganti, ma i ragazzi che li guardano sono invogliati ad acquistare un frullatore? Le voci che circolano si traducono in vendite? Sembra proprio di sì.

    Fonti immagini:
    - www.trinitydigitalmarketing.com; www.noobpreneur.com; maxponzano.com

  • apr 2015Articoli del mese...
  • Incrementare la capacità di ascolto con il passaparol ...

    imageIl Passaparola definisce una informazione passata di bocca in bocca tra soggetti. Esiste da sempre.
    Riporto qui di seguito alcuni suggerimenti che ho raccolto sulle tecniche del passaparola. La forma delle domande, tipica del coaching, consente di apprendere… dandosi le giuste risposte… attraverso la seguente check list.

    • Parlate con i "veterani" dell'azienda?
      • All'inizio molte im­prese si sviluppano grazie al passaparola; forse hanno se­guito delle tattiche per stimolarlo.
      • Cercate di venire a co­noscenza delle strategie e dell'atteggiamento generale che le ha favorite nei primi anni: in che modo potete imitare questo approccio efficace?
    • Parlate con i clienti?
      • Che tipo di risposte essi ottengono dall'azienda?
      • Usate il gergo del marketing o il linguaggio di tutti i giorni? Intrattenete delle conversazioni reali con loro?
    • Misurate il passaparola mentre è in corso?
      • Conoscete il vostro Net Promoter Score?
      • Qual è la percentuale di consu­matori che hanno sentito parlare di voi grazie ai loro ami­ci?
      • Quale percentuale delle voci che circolano è positiva e quale è negativa?
      • In quale misura queste voci si basano sull'esperienza o sono mediate?
    • imageParlate con chi è a diretto contatto con i clienti?
      • Dialogate anche con il personale del cali center, con gli addetti al servizio clienti, con i rivenditori, con l'assistenza tecnica, e domandate loro che cosa dicono di voi i consumatori: sono soddisfatti?
    • Prestate attenzione ai commenti del settore?
      • È importan­te ascoltare non solo i giudizi dei consumatori, ma anche quelli del settore in cui operate. I primi indicano ciò di cui parlano gli utenti oggi, mentre i secondi vi possono fornire indizi su ciò di cui i clienti parleranno domani.
    • Dimostrate ai clienti che li ascoltate?
      • Il metodo migliore per farlo è agire.
      • Risolvete i problemi di cui si lamentano?
      • Accettate suggerimenti?
      • Se ascoltate ma non prestate ve­ramente attenzione, i clienti potrebbero smettere di parla­re con voi.
    • Utilizzate tutti gli approcci possibili per ascoltare le voci che circolano?
      • Leggete i commenti sulla vostra azienda nei vari blog, newsgroup e forum online?
    • Parlate con i "veterani" dell'azienda?
      • All'inizio molte im­prese si sviluppano grazie al passaparola; forse hanno se­guito delle tattiche per stimolarlo.
      • Cercate di venire a co­noscenza delle strategie e dell'atteggiamento generale che le ha favorite nei primi anni: in che modo potete imitare questo approccio efficace?
    • imageDovete ascoltare le voci che circolano, e il miglior sistema per farlo è parlare con la gente.
      • Ogni volta che vi avvalete di un'altra persona come messaggero - che sia un intervistatore, un rivenditore, un moderatore di un focus group - aggiungete un filtro. Andate sul campo per dialogare direttamente con i clienti.
    • In che modo potete offrire un servizio migliore?
      • Qualcun altro nell'azienda sta intraprendendo un'iniziativa interessante riguardo al marketing del passaparola?
      • Se la­vorate per una grande organizzazione, prestate attenzione a ciò che fanno gli altri. (Esaminate il case study della Intuit per trovare alcuni spunti.)
    • Vi informate su ciò che dicono i clienti?
      • Quali consigli cercano i consumatori nella vostra categoria di prodotti?
      • Che cosa dicono agli amici sulla vostra azienda?
      • E sui vostri concorrenti?
      • Sono soddisfatti delle attuali soluzioni offer­te dal mercato?
    • In quale momento i clienti consigliano il vostro prodotto?
      • Subito dopo averlo acquistato o quando iniziano a osser­varne i benefici? Cercate di stimolare la discussione in fasi cruciali, quando i consumatori hanno una propensione na­turale a parlare del prodotto.
    • Seguite il "brusio" visivo?
      • Visitate siti come Flickr.com, YouTube e altri effettuando ricerche sulla vostra marca? E su quelle concorrenti?
    • Quali commenti immaginate che esprimano i consuma­tori?
      • Nel libro Word-of-Moutk Marketing, Andy Sernovitz consiglia di effettuare il test "pass-in-Xhe-hall".
      • Quali opi­nioni si scambiano i clienti sul prodotto in pochi secondi?
        • «Dovresti provare X, è fantastico». «Ma ci credi che Y riesce a...?» «Non c'è niente di meglio di Z per...».

    image

    Fonte immagini:

    - networkdisuccesso.com; sportbrandmanagement.com; buzzcanuck.typepad.com; socialmouths.com

  • gen 2015Articoli del mese...
  • Digital Public Relations per D-Air Street. Dainese incontra ...

    IUSVEIl 13 di gennaio presso il Campus di Verona della IUSVE, il responsabile marketing della Dainese, Fabio Muner, ed il team Web Marketing di Develon ha incontrato gli studenti del primo anno della MSTC – Magistrale Scienze e Tecniche della Comunicazione, laurea magistrale in Web Marketing and Digital Communication, corso di laurea: “Teorie e tecniche di Digital Public Relation” di cui sono docente, insieme al prof. Sordi, per la parte marketing.

    L’incontro è servito per valutare lo sviluppo di un progetto di comunicazione online. Con questo brief, Dainese, con la collaborazione di Develon (partner per la gestione del sito e dell’eCommerce), ha messo alla prova le capacità degli studenti di sviluppare idee e strategie di Digital Public Relations per la promozione linea D-Air Street.

    Questo prodotto “… è l’airbag di Dainese studiato per un uso stradale. D-air® Street funziona senza alcun collegamento fisico con il mezzo ed è composto da un sistema installato sulla moto chiamato M-kit e da un sistema inserito nella giacca chiamato J-kit. Questa architettura consente una rapida risposta all’urto e una protezione efficace durante tutta la dinamica di incidente”.

    Le proposte sono state presentate da sette gruppi diversi (composti da 4-5 studenti).

    Ecco il video dell’evento:

  • dic 2014Articoli del mese...
  • Tecnologie collaborative: verso l’azienda connected co ...

    imageNon esistono scorciatoie e ricette fai da te per le aziende che vogliono incamminarsi per la strada del noi-collaboriamo, della partecipazione innovativa.

    La scorciatoia più frequente consiste nell’adozione della tecnologia collaborativa (che va oltre la condivisione documentale delle intranet) senza preoccuparsi dei fattori che abbiamo fatto anche negli articoli precedenti. È chiaro che le contraddizioni tra comportamenti e dichiarazioni d’intenti (vision) si pagano: il personale ha bisogno di leader coerenti che diano l’esempio!

    Per essere più espliciti, la tecnologia collaborativa e sociale dev’essere adottata dopo che si è fatta, l’analisi, la strategia e la scelta del tipo di cambiamento (migliorativo, evolutivo, innovativo) che si vuole adottare.
    A sua volta il tipo di cambiamento è determinato dalla leadership dell’azienda … occorre che il management agisca “… sulla cultura d’impresa e sulla cultura organizzativa dell’azienda”.

    Un paradigma per la trasformazione

    imageCome superare i limiti della tecnologia abilitante? Prendendola come modello e per la sua vera dimensione di paradigma per la trasformazione: facendo entrare la portata rivoluzionaria del web come tecnologia trasformativa di sistema (come lo è stata la televisione e prima: l’avvento del telefono, della radio, della stampa, ecc.), nella connessione e coinvolgimento diretto delle persone … dal Web 2.0 in poi, soprattutto.
    Questo cambio di paradigma potrebbe far emergere necessità impellenti a quelle aziende che nella turbolenza della crisi percepiscono che non basta più dare solo risposte reattive e adattive al calo progressivo della domanda e dei consumi.

    imageQuesto utilizzo della rete come paradigma (come metafora del cambiamento verso un’azienda connected), sottolinea la necessità di un intervento sulla cultura dell’azienda e sullo stile della leadership. Senza queste scelte e questi passaggi avremo, nei migliori casi concreti, dei team eccellenti in aziende statiche che stentano a rinnovare il ciclo di vita della propria offerta di prodotti e servizi.

    Le persone hanno una provenienza ed un approccio tecnologico, sono le persone che hanno la possibilità di determinare il cambiamento e l’innovazione… trasformando l’uso della tecnologia attraverso la sua personalizzazione.

    Dalle Digital Public Relations
    alle Digital People Relations

    image_thumb[12]_thumbNon ci sono, quindi scorciatoie neanche per le Digital Public Relations, che a me piace definirle di più come Digital People Relations. La capacità di gestire le relazioni delle persone/community interne con le persone/community esterne- stakeholder dipende infatti dalla rete formale (interna dell’azienda), dalla capacità che hanno però anche le reti informali di agire trasversalmente, abilitando il sapere tacito, implicito e dal CAPITALE RELAZIONALE (ovvero, la capacità di gestire le relazioni con l’ambiente e sterno).
    Una persona che intende sviluppare le Digital Pr di un’azienda dovrebbe agire da hub tra il confine interno/esterno dell’azienda, abilitando e favorendo il dialogo tra le persone (interne) con le persone (esterne)… tessendo la rete relazionale in un unico network.

    In sintesi … se il tutto potesse essere una formula …: image

    Con questo articolo concludo la riflessione Open Innovation sulla tecnologia della collaborazione aziendale,  affrontata anche nei seguenti precedenti articoli:

    image

    Fonte Immagini:
    it.masternewmedia.org; blogs.kqed.org, Improntaunika.it,

  • ott 2014Articoli del mese...
  • Open Innovation che parte dall’interno. Fasi di matura ...

    imageSiamo alla terza puntata dell’approfondimento sul tema dei percorsi praticabili che portano all’innovazione attraverso la collaborazione in azienda

    Il tema affrontato nell’articolo Network interni alle aziende. Reti informali e comportamento innovativo ed in quello successivo Dal team alla community. Reti informali e comportamento innovativo.

    In un prospettiva di Open Innovation (vedi Social Economy. L’economia che aumenta la produttività attraverso la collaborazione), non intendo solamente quelle attività che coinvolgono gli stakeholder esterni dell’azienda (interno –> esterno). A titolo di esempio il sito Idea Connection ha riferito che IBM ha lanciato un concorso di innovazione aperta globale (global open innovation contest) per favorire lo sviluppo di nuove applicazioni consumer e business mobili alimentati da Watson (una tecnologia di elaborazione cognitiva). Il concorso open innovation ha ricevuto diverse centinaia di osservazioni da numerose industrie (fonte: Open Innovation Community).

    Gli aspetti che voglio affrontare in questo articolo, riguardano l’attività di Open Innovation all’interno dell’azienda (interno –> interno). che può essere considerata:

    • imagePropedeutica all’apertura con i clienti e gli altri stakeholder aziendali (portatori di interesse come: collaboratori, partner, fornitori, azionisti, residenti, comunità locali, ecc.). Perché propedeutica? Perché se l’azienda non si apre al proprio interno abilitando la partecipazione e la collaborazione trasversale come può essere credibile? Come può sostenere un’attività di apertura nel tempo?
    • imageRicettiva degli stimoli, delle opportunità proveniente dall’Open.
      Senza un’abilitazione interna dell’Innovation, a livello dei processi decisionali, dei processi di comunicazione e di costruzione del miglioramento a partire da una logica incrementale (approccio tipico del sistema produttivo italiano e delle PMI in particolare), evolutivo e di trasformazione (innovazione radicale, che tende ad anticipare le esigenze del mercato)

    Andiamo ad approfondire qui di seguito tre fasi di maturazione dei team e le aziende innovative. Queste tre fasi sono un modello di riferimento che può essere adottato per interpretare in modo esemplificativo il livello di apertura all’innovazione (open innovation interna) di un’azienda.

    Azienda statica e centralizzata (ma con gruppi/team interfunzionali)

    È il caso di aziende in cui prevale il posizionamento verso la leadership di prezzo (competitivo). L’ideale, per queste aziende, sarebbe non dover cambiare mai, di controllare il mercato e di avere risorse umane in grado di lavorare su procedure collaudate. Anche le persone resistono al cambiamento. Il compromesso con la realtà (e la crisi economico-finanziaria)  l’azienda lo traduce con l’ottimizzazione incrementale. In questa dimensione il livello di maturità dei team e dei gruppi di lavoro interni è prevalentemente quello tendente al miglioramento e all’inclusione.

    In un’azienda statica con gruppi di lavoro interni, interfunzionali (se vogliono innovare…), l’atteggiamento prevalente nei team è quello dell’inclusione (Io-CiSono), prevalgono i contenuti delle informazioni (disponibilità che porta alla condivisione). Come vediamo nella tabella di sintesi sotto riportata, la tipologia del team dipende da una serie di variabili che ho cercato di ordinare per importanza.

    Open-Innovation-Azienda-Statica

    Fattori considerati

    Descrizione della maturità dei team in un’azienda statica

    Tipologia del team

    • Team-task: basato prevalentemente sull’esecuzione di processi e progetti

    Atteggiamento prevalente

    • Inclusione: il team è in una fase iniziale dove i partecipanti hanno un approccio di accettazione delle regole e degli obiettivi (importanza dell’appartenenza, del bisogno di evitare l'esclusione)

    Leadership e management

    • Leadership e management funzionale e basati sulla gestione e controllo dei compiti: enfasi sull’appartenenza aziendale

    Governance aziendale

    • Direzionale, centralizzata, reagisce alle necessità del mercato solo in caso di necessità o di forte emergenza
    • Policy di utilizzo dei Social Media inesistente

    Gestione della conoscenza

    • Know-how. Enfasi sul come.
    • Gestione formativa basata sulle posizioni lavorative, sulle routine, sulle mansioni e sulle procedure: miglioramento continuo
    • Trasferimento: archiviazione documentale della conoscenza prescrittiva, codificata ed esplicita

    Profili di riferimento

    • Interno: Project Management
    • Esterno: Utenti UGC - User Generated Content e Social Media

    Tecnologie abilitanti

    • Intranet, Team Work, gestione delle attività e del calendario
    • Document management, WorkFlow management

     

    Azienda adattiva e decentralizzata

    In situazioni di mercato altamente competitivo, l’azienda adattiva si posiziona verso leadership di prodotto con produzioni di discreta complessità. L’azienda adattiva ha centri decisionali decentralizzati e dotati di una certa autonomia, tende all’evoluzione costante generata dalle identità (Io-Collaboro), dai ruoli professionali, e dal posizionamento delle persone nella rete (presenza/confronto che porta alla conversazione).

    L'esperienza di riferimento è quella dei Social Network, intesi come reti sociali dove il chi (vedi il diario personale di Facebook) prevale sul cosa (contenuto). Con queste motivazioni individuali i team nell’azienda adattiva garantiscono elevate performance all'interno di dinamiche prevalentemente concorrenziali e ancora basate sui compiti (task) da realizzare.

    Open-Innovation-Azienda-Adqattiva

    Fattori considerati Descrizione della maturità dei team in un’azienda adattiva

    Tipologia del team

    • Team-coinvolto: le identità interfunzionali dei partecipanti consentono un partecipazione sulla base dei ruoli

    Atteggiamento prevalente

    • Affermazione: le identità personali e le reti informali nel lavori in team sono abilitate nelle dimensioni della conoscenza, della stima e della fiducia

    Leadership e management

    • Leadership in grado di motivare promuovendo la vision ed i valori aziendali
    • Il management fa partecipare i team al processo decisionale con l’obiettivo della condivisione e del consenso

    Governance aziendale

    • Dinamica e decentralizzata, reagisce alle necessità del mercato in modo proattivo, cercando di anticiparne le esigenze
    • Policy di utilizzo dei Social Media previste

    Gestione della conoscenza

    • Know-who. Enfasi sul chi/persone.
    • Gestione apprendimento basata sull’evoluzione, sul Change Management e sull’apprendimento continuo
    • Condivisione: la conoscenza codificata ed esplicita si avvale della conoscenza tacita e derivata dalle relazioni (capacità di trovare soluzioni), dalla conversazione

    Profili di riferimento

    • Interno: Team Management collaborativo
    • Esterno: Utenti dei Social Network, conversazioni peer to peer

    Tecnologie abilitanti

    • Project Centric Collaboration e User configurable portals: profili utenti con RSS - Really Simple Syndication, Ricerca semantica, Tassonomie, Tag, ecc.
    • Micro-blogging, blog interno, file sharing, ecc.

     

    Azienda innovativa e aperta

    È il caso di aziende in cui prevale il posizionamento di leadership di servizio (con attenzione alla customer experience, quindi), in una situazione in cui rimangono parallelamente importanti la value proposition dei prodotti a prezzi relativamente competitivi. 

    In questa fase nei team interfunzionali, all’aspetto identitario si incrementa la dimensione del "noi" quella collaborazione che porta alla sintonia partecipativa (Noi-Collaboriamo) e ai comportamenti innovativi della dimensione creativa della collaborazione nel team illustrati nel capitolo precedente. In Questa fase il team-collaborativo, supera le esperienze comuni degli utenti nei Social Network. Esempi in questo senso possono essere i team di scopo, le comunità di pratica con iniziativa button-up. In questo ambito non è più un lavoro in team ma un lavoro di team, che trascende l'utilizzo delle tecnologie collaborative, nella migliore delle ipotesi crea la premessa per il loro utilizzo, ma non è una conseguenza del loro utilizzo.

    Nel team-collaborativo non prevalgono le persone di talento ma i talenti che ci sono in ogni persona.
    Le idee non sono più "di chi" ma "per che cosa", facilitando la strada dell'innovazione di processo. I processi determinati dalle relazioni collaborative e informali (spontanee, per affinità elettive), quindi, sono  riconosciuti come leve anche per le innovazioni di prodotto e di servizio, il problem solving diventa sempre più neurale e frutto delle relazioni peer to peer che coinvolgono anche i clienti (persone), ecc..

    Open-Innovation-Azienda-Innovativa

    Fattori considerati

    Descrizione della maturità dei team in un’azienda innovativa

    Tipologia del team

    • Team-collaborativo: elevata interdipendenza e attività costruttive [1], che richiedono improvvisazione e creatività, superamento della partecipazione 1-9-90 [2]

    Atteggiamento prevalente

    • Connessione: le persone sono anche nodi di un’unica rete, le reti informali diventano reti relazionali ed il lavoro del team può diventare un flessibile agente del cambiamento e dell’innovazione

    Leadership e management

    • Leadership in grado di ispirare la vision la correlazione e la coerenza ai tra i vari team riunendoli in un’unica community aziendale
    • Il management valorizza le reti relazionali per la ricerca delle soluzioni innovative e per la partecipazione alle scelte aziendali

    Governance aziendale

    • Evolutiva, aperta e strutturata a gestire costantemente anche i feedback dei clienti
    • Linee guida e valori che sostengono una Comunità aziendale con confini sempre più sfumati tra interno/esterno aziendale

    Gestione della conoscenza

    • Know-why. Enfasi sul perché, sulle motivazioni, sui sogni delle persone…
    • Creazione dei saperi basata sull’innovazione, sul perché cosa, sul learn by doing (il team ricerca anche mentre svolge le routine)
    • Co-Creazione: Centralità della creatività interfunzionale, della co-creazione di soggetti ed oggetti grazie all’attenzione verso le reti relazionali

    Profili di riferimento

    • Interno: Team Leader, Community Management, Brand community [3]
    • Esterno: Blogger, Community utenti, Wiki e Forum autogestiti da utenti

    Tecnologie abilitanti

    • Wiki, forum, idea management, Social Network Enterprise
    • Profili aziendali nei Social Network e blog utilizzati anche servizio clienti e per crowdsourcing (raccolta suggerimenti, idee, ecc.)

     

    Ecco un’immagine sintetica (di greenovate-europe.eu/) che può rappresentare l’approccio interno/esterno che in questo articolo ho inteso approfondire dal lato “interno” all’azienda, come un processo apribile anche dall’interno, quindi.

    image


    Note:
    [1] Cambiamento costruttivo: “La progettazione dello stato finale accade nel corso del processo, lasciando aperta la possibilità che emergano nuove forme e risultati <imprevedibili>” (Montefusco, 2011)
    [2] Superamento dei limiti alla partecipazione: del 1 - 9 – 90: “The 90-9-1 Principle” e G. Mason “La coda lunga dell’attività in intranet”
    [3] Vedi: “Brand community, le tipologie di community tra interessi e reti sociali

    Fonte immagini: crowdsourcing.org; wrcplc.co.uk; blog.hackaserver.com; greenovate-europe.eu

  • giu 2014Articoli del mese...
  • Dal team alla community. Reti informali e comportamento inno ...

    Team-communityProseguendo il tema affrontato nell’articolo Network interni alle aziende. Reti informali e comportamento innovativo, anch’io come molti altri miei colleghi, insisto nel dimensionare la tecnologia in un ruolo abilitante e neutro. La rete internet, gli strumenti di Social Business[1] e in particolare servizi di team Work e di Social Networking utilizzabili all’interno dell’azienda sono quindi da utilizzare dopo il consolidamento della partecipazione e dello stile di leadership?
    Dieri di sì, anche se ciò dipende dalla cultura aziendale, dal tipo di azienda, ecc. come vedremo nel capitolo successivo.

    In ogni caso possiamo affermare che la tecnologia sociale (la social technology che include gli strumenti collaborativi e di Social Business), in un’azienda manifesta queste delimitazioni e peculiarità:

    • imageGli strumenti della tecnologia sociale e collaborativa non sminuiscono l’importanza della conoscenza diretta tra le persone e non pre-costituisce le relazioni forti.
      • Queste relazioni hanno sempre bisogno di prevalenti connessioni sincrone (incontro, telefono, chat, ecc.).
      • È vero però che è dalla rete delle connessioni deboli che può prevenire la diversità, la novità, l’informazione non ridondante: l’innovazione!
      • Queste connessioni deboli, attraverso la tecnologia sociale asincrona (micro-blog, commento, messaggio, ecc.), possono però comunicare in modo veloce e sintetico, senza investimenti emotivi nella gestione in real time di una relazione, senza l’attesa (sincrona) del feedback, con tutti i coinvolgimenti empatici e relazionali del caso, nel rispetto dei tempi e della disponibilità del collega.
    • imageLa tecnologia sociale non genera la fiducia e la stima tra i partecipanti connessi alla rete tecnologica, ma si avvale della relazione interpersonale già costituita nel team, per abilitare una migliore condivisione dell’informazione
    • La tecnologia sociale non crea le reti informali, le può solo mappare, consolidare e potenziare abilitando le connessioni nella dimensione della frequenza e dell’intensità: prima viene la rete relazionale poi la rete abilitata dalla tecnologica. Abbiamo visto che sono le reti informali e non la rete tecnologica (internet, web, i servizi di Social Business, ecc.) a rendere inadeguata quando non efficace l’organizzazione formale.
    • La tecnologia sociale non si sostituisce alla leadership naturale (già presente nelle reti informali), ma le consente di esercitare più apertamente la propria influenza, sempre che lo stile di leadership dell’azienda lo consenta (…) dando sempre il sostegno alla discussione delle idee, alla trasparenza …
    • imageLa tecnologia sociale non precostituisce nell’individuo la dimensione creativa della collaborazione nel team di lavoro e il clima organizzativo che consente di coltivare tale collaborazione, ad esempio[2]:
      • La percezione di lavorare in un gruppo di lavoro supportivo e intellettualmente stimolante
      • Chiarezza degli obiettivi e delle aspettative riguardanti la performance creativa
      • Creare policy che consentano ai dipendenti di avere autonomia e libertà nello svolgere il proprio lavoro
      • Fare in modo che la partecipazione sia incoraggiata e supportata, e che la comunicazione tra pari e tra superiori e subordinati sia chiara, aperta e efficace
    • imageLa tecnologia, più in generale, quando incentrata prevalentemente sui tradizionali strumenti ICT e di pianificazione aziendale (Software Gestionale ed Enterprise Resource Planning, ecc.) consente una gestione codificata della conoscenza che potremmo chiamare people to document, rileva con difficoltà quegli aspetti creativi, relazionali e innovativi che avvengono nei processi reali.
    • Per questo l’azienda, una volta strutturato il giusto gli aspetti ICT, deve poter dare spazio al capitale umano e relazionale[3] di cui dispone, a quella conoscenza che è trasmessa nelle modalità che abbiamo affrontato nei capitoli precedenti e che potremmo definire people to people

    Note:
    [1] Strumenti di Social Business: Social Network e Community (es.: bacheca, forum, wiki, micro blogging, ecc.), Mobile Workspace (es.: servizi di comunicazione e collaborazione mobile), Unified Communication & Collaboration (es.: Team Work-Project Centric Collaboration, Live Collaboration chat, instant messagging, ecc.) Rich Enterprise Communication (es.: document management, RSS, user configurable portals, ecc.)
    [2] Tratto da “Le 14 dimensioni del clima per la creatività” Hunter, Bedell & Mumford - 2007
    [3] (Alberto F. de Toni, 2012) pag. 314-319

  • mag 2014Articoli del mese...
  • Costruire innovazione digitale con nuovi makers

    makers digitaliL’inventore del terzo millennio è un artigiano digitale. Questi nuovi artigiani digitali sono persone perseguono un percorso di eccellenza professionale per riuscire a far confluire  l’innovazione con la tecnologia... per semplificare e migliorare la vita delle persone, per esempio.
    I makers, si richiamano ad un fare che affonda le radici in un sentimento antico, innato nell’essere umano: il desiderio di produrre, riparare, modificare gli oggetti.
    Il digitale riesce ad essere contemporaneamente virtuale e touch… a dare un’anima relazionale e di connessione agli oggetti, partendo dall’interazione delle persone, tra le persone.

    imageLe aziende hanno bisogno di personale formato alle strategie di marketing digitale formatosi nelle università ma il mercato ed il futuro di questo paese richiede anche di persone in grado di prendersi il rischio di iniziative imprenditoriali: startupper.
    Non è più tempo di garage, è tempo di fare sistema.
    Per questo in giugno parte l’interessante iniziativa di Develon per formare Nuovi Makers Digitali, per sviluppare Internet of Things, Mobile Apps & Big Data. Amare alla follia i propri sogni non richiede titoli di studio o specializzazioni particolari.
    Il percorso formativo é di 300 ore, partirà nel mese di giugno 2014 si protrarrà fino ad aprile 2015 ed è rivolto a coders di qualunque linguaggio,sistemisti linux/windows, ui ux designers, web designers, web marketers, seo/sem, copywriters, PO o scrum master, visionari e sognatori
    L’ambizione è anche quella di creare nuove start-up nel settore Web e ITC attraverso la formazione di figure imprenditoriali fortemente motivate ed in possesso delle competenze trasversali e tecniche necessarie.

    Per ogni approfondimento vai a dschool.develon.com

  • feb 2014Articoli del mese...
  • Sviluppare innovazione e' generare creativita' imprenditoria ...

    imageMai come in questi ultimi anni occorre coniugare l’imprenditorialità con l’innovazione. Un imprenditore creativo deve saper affiancare alla sia pur utile innovazione di prodotto alla sempre più necessaria innovazione di processo. Questo blog ha coniugato innovazione con tecnologia, con le soluzioni abilitate dalla tecnologia (social business) enfatizzando la trasversalità della comunicazione generata dalle reti informali… Occorre fare il punto, in un paese come il nostro che genera molta delocalizzazione produttiva e poco sviluppo di occupazione creativa, di alto livello, di terziario avanzato (che impatti e supporti il personale all’interno delle imprese…). Occorre fare il punto su che cosa può sviluppare innovazione e generare creatività imprenditoriale: il titolo recita un rapporto causale: sviluppare innovazione è generare creatività imprenditoriale!

    Team interfunzionali

    Tolleranza e trasparenza non bastano: occorre organizzare l’attività della line funzionale in team interfunzionali di sviluppo del problem solving e dell’innovazione di processo. In particolare occorre:
    • Tollerare e stimolare la nascita di nuove idee.
    • Accettare la diversità, il non convenzionale, l’eccentricità.
    • Valorizzare il pensiero creativo, il problem solving creativo, che intercetti i bisogni latenti dei clienti (il consumer insights), non solo le loro richieste esplicite
    • Supportare la multidisciplinarità e l’interdisciplinarità.
    • Valorizzare le risorse intangibili, quindi… come da immagine sotto riportata:

    image

    Vision imprenditoriale

    Quali sono le risorse e gli strumenti per generare il pensiero creativo? La vision imprenditoriale deve sapere (se vuole può…) trasmettere gli obiettivi come sfide allo status quo del mercato (e della comunicazione interna)
    • Favorire un approccio di medio-lungo periodo, rispetto a una visione di breve periodo. La storia è fatta di futuro positivo e non solo di passato glorioso.
    • imageStimolare l’apprendimento generativo (non solo proattivo), autonomo.
    • Proporre strumenti per elaborare nuove idee e sviluppare il pensiero creativo.
    • Enfatizzare e valorizzare la soluzione dei problemi.

    La cultura dell’impresa

    La cultura dell’impresa permea tutto l’involucro dei valori, delle credenze e delle motivazioni individuali dei collaboratori. Se questa cultura non è aperta (open), non riesce a cogliere i segnali, i feedback, i suggerimenti dei clienti (interni ed esterni)
    • Favorire una cultura centrata sugli obiettivi, rispetto alla definizione formale dei compiti.
      • Favorire, poi, una cultura incentrata sulle persone.. e sulle loro motivazioni…
      • Favorire la partecipazione e la motivazione anziché l’obbedienza e la gerarchia.
    • Preferire l’informalità alla formalità. L’informalità è reale, la comunicazione reale è fatta per oltre l’80% dalla comunicazione non verbale e paraverbale….
    • Mantenere sempre aperti i canali di comunicazione.
    • Sviluppare relazioni tra l’organizzazione e l’ambiente esterno (fonte potenziale di idee).
    • Costruire un ethos per il miglioramento continuo (fare sempre meglio ogni giorno).

    Governance, la gestione della gestione

    Una nuova governace che valorizzi le reti informali, le relazioni piuttosto che le posizioni lavorative
    • Sottolineare l’importanza della conoscenza ai fini della creatività.
    • Valutare risultati e idee, non le persone, i ruoli, le posizioni organizzative.
    • Utilizzare la delega come strumento di crescita, responsabilità e autorealizzazione.
    • imageFavorire un orientamento al rischio e sviluppare la tolleranza per gli errori.
    • Creare un clima di libertà in cui poter discutere idee e proposte.
    • Valutare positivamente, i fallimenti e gli insuccessi, considerandoli come parte della storia professionale degli innovatori.
    • Favorire lo sviluppo di reti di relazioni sociali, in grado di incoraggiare confronto tra personalità diverse ed eterogenee.

    Ostacoli allo sviluppo dell’innovazione

    Che cosa frena, invece l’innovazione in un’impresa?
    • La mancanza di riconoscimento (il fatto di sapere che lo sforzo non viene apprezzato) dell’attività svolta. Pensare che lo stipendio realizzi il personale è quanto di più sbagliato ci possa essere in termini di convinzioni. L’alienazione dal prodotto del lavoro (soddisfazione per ciò che si fa), genera:
      • lo stress e la pressione del tempo sui compiti (accumulo di arretrati…)
      • la routine, le abitudini che richiedono sempre forti pressioni esterne in assenza di motivazione intrinseca
      • la scarsa motivazione
      • la tendenza a utilizzare schemi diffusi senza capire se le metodologie già utilizzate sono calzanti anche per il nuovo contesto.
    • imageIl middle management è falcidiato anche dalla riduzione dei costi. Il controllo dell’assegnazione dei compiti può essere risparmiato quando c’è la fiducia… L’eccesso di gerarchia e la distanza dei vertici è un ostacolo all’innovazione, quindi.
    • Il sospetto che ci sia troppa iniziativa è il virus del management invecchiato sulla memoria di un tempo che fu… La tendenziale intolleranza per le persone indipendenti e autonome, che con passione seguono il lavoro, ma sono poco inclini al rispetto delle regole; l’organizzazione di breve periodo, in cui si privilegiano le soluzioni corte; l’incentivazione degli schemi diffusi, anziché lo stimolo a provare nuove soluzioni;
    • La burocrazia genera regole che solo lei poi sa governare… L’eccesso di burocrazia: la formalizzazione che viene applicata ai compiti con effetti negativi sulla lunghezza del processo; gli incentivi inadeguati;
    • L’esistente è un equilibrio che viene dal passato. L’eccesso di attenzione sui processi e meccanismi esistenti, rendendo difficile, da parte delle persone, concentrarsi sulle opportunità d’innovazione; il senso d’instabilità e la tendenza a giudicare eccessivamente le persone (che introduce la paura di sbagliare e l’insicurezza); la scarsa capacità di motivare;
    • L’arretratezza consiste nel perdere il passo con ciò che accade all’interno dell’impresa… L’eccesso di rigidità, presunzione o permalosità della leadership che può ostacolare l’innovazione.
    Gli altri elementi-killer della creatività sono: lo stress e la pressione temporale, la routine, la scarsa motivazione, il fatto di sapere che lo sforzo non viene apprezzato, la tendenza a utilizzare schemi diffusi senza capire se le metodologie già utilizzate sono calzanti anche per il nuovo contesto, la famigerata affermazione «si è fatto sempre così!». Un peculiare e pressante elemento-killer è il clima interno nelle aziende e le conseguenti paure: di sbagliare, di essere criticati e di essere giudicati. Se le persone lavorano in un’azienda in cui l’errore, anche se non giustificabile, è valutato in modo equo, è tanto più facile che possano provare a mettersi in gioco, a inserire elementi propri e individuali nelle cose che fanno (a metterci del proprio).

    L’occupazione viene dall’innovazione…

    Sono arrivato fino a qui con l’idea che è proprio dall’innovazione imprenditoriale, sociale, organizzativa che possiamo venirne a capo della disoccupazione... La tecnologia genera più lavoro di quello che distrugge ma da sola non basta, non è mai bastata! Non siamo preparati al nuovo, non siamo preparati al cambiamento, alla trasformazione che coinvolgerà tutte le aziende e tutte le (vecchie) postazioni lavorative. E’ solo questione di tempo… image Credits: - Enzo Risso da Boundaryless Learning – 2013 - Immagini: Consorzio Qualità – Milano 2013; Ilsole24ore.com; Datamanager.it; Michaelhyatt.com, Innovationmanagement.se

  • ott 2013Articoli del mese...
  • Digital PR Strategy. Le attivita' fondamentali per le aziend ...

    imageProseguo l’approfondimento avviato con l’articolo Best Practices nelle Digital PR. Alcune buone pratiche e strumenti delle pubbliche relazioni digitali all’interno delle attività di formazione per la gestione dei contenuti online e Digital PR che svolgo presso le PMI. Come potremmo delineare una Digital PR Strategy di base per le PMI? Quali sono le attività fondamentali per le aziende nei Social Media? Quali strumenti e le tattiche sono più efficaci per PR online? Ho cercato di rispondere a queste domande cercando di illustrare le attività di base, fondamentale, che ogni azienda dovrebbe affrontare e sviluppare.

    Blog aziendale

    imageSe fatto bene, un blog aziendale può essere uno strumento fondamentale per le relazione digitali. Un blog aziendale è l'occasione per un’azienda per promuovere i prodotti, per creare e pubblicare il propri contenute e offerte a un pubblico online rilevante di creatori di contenuti (influencer). Ben ottimizzato e con  articoli (post) collegati (ne metatag: categorie, tag, link, ecc.) che possono classificare bene il blog nei motori di ricerca e li rende facili da trovare per gli opinion leader e blogger che ricercano storie, contenuti interessanti nelle proprie aree di interesse. Relazioni con i blogger di riferimento è spesso un’attività di successo in proporzione la alla qualità, alla distintività e particolarità dei contenuti. L’azienda con il blog deve avere il coraggio di dialogare con tutti. Come per le pubbliche relazioni tradizionali deve promuovere la strategia di contatto, per soddisfare anche le esigenze più latenti. Le attività di Digital PR dipendono le relazioni con i clienti attraverso tutti gli strumenti disponibili:monitoraggio forum blog, social network. Vediamo come… nei capitoli successivi.

    Social Media

    imageCapire le relazioni che si possono instaurare con i Social Media è una parte importante di uno sforzo di digital Public Relations. Il pubblico che un’azienda, un brand sta cercando di raggiungere o influenzare potrebbe già spendere tempo sul brand aziendale (o sul settore merceologico di riferimento per una PMI in startup sui Social Media) ed essere, quindi influenzati dai mezzi di comunicazione social dell’azienda. La partecipazione social in un programma di digital PR (intesa come l’attività informativa sui mezzi di informazione online e  promozionale nei Social Media) coinvolgente spinge i clienti a perpetuare un'immagine positiva del marchio e ad individuare e potenziare ambasciatori (Brand Ambassador) del marchio. Una ottimizzazione proattiva dei contenuti nei Social Media (detta anche SMO - Social Media Optimization) e la costruzione di relazioni con i fan, follower… aiuta a dissipare l'attenzione ai commenti negativi e ad accentuare ciò che è positivo. E 'essenziale per essere aperti con e utile per le comunità social e di aderire alle norme sociali implicite ed esplicite, piuttosto che semplicemente fare spam con i link riferiti quello che si vuole promuovere. Questa attività è chiamata netnografia: il metodo di ricerca Internet e Etnografia, si tratta di un metodo di ricerca qualitativo di matrice etnografica…. Ecco come si attua la ricerca netnografica (fonte: Wikipedia):
    • imageDefinizione dell'ambito di ricerca o di innovazione Definizione del campo di ricerca e dell'ambito di innovazione. Identificazione dei trend, dei mercati, dei Brand e dei prodotti.
    • Identificazione e selezione delle fonti online Definizione e selezione delle fonti online rilevanti, quali forum, blog, social network, newsgroup e piattaforme di UGC - user-generated content.
    • Monitoraggio delle Tribù di consumo online Monitoraggio delle tribù di consumo online. Raccolta, attraverso appositi programmi per la raccolta (scaricamento) di pagine web, di post e di altri contenuti generati dai consumatori. Codifica dei dati quali-quantitativi attraverso software statistici e di analisi del contenuto.
    • Analisi di dati Analisi quantitativa dei dati contestuali (numero post, Sentiment, topic principali, ecc...) ed analisi qualitativa in profondità delle conversazioni. Interpretazione e traduzione delle conversazioni in insight di consumo.
    • Traduzione degli insight in soluzioni per prodotti e servizi
    Fonte immagine: Etnografiadigitale.it

    Ricerca e Social Media Monitoring

    imageCon tanti creatori di contenuti on-line, la possibilità per il marchio abbia commenti sia negativi che positivi cita aumenta drammaticamente. Esistono  molti strumenti per aiutare l’attività di pubblicazione dei contenuti online pro controllare efficacemente la reputazione del marchio. Le aziende possono impostare avvisi gratis utilizzando strumenti come Google Alerts, Social Mention o Twitter per guardare le citazioni del loro marchio, i nomi dei concorrenti, news del settore e importanti nomi chiave. Ricordo che, come per la sopra citata netnografia, i dati di monitoraggio dei Social Media possono essere utilizzati per estrarre le nuove idee, tenere sotto controllo i concorrenti, individuare ambasciatori del marchio (Branda Ambassador). Il monitoraggio del posizionamento nei motori di ricerca dei contenuti e delle news…  può fornire un feedback importanti per nuovi sforzi di ottimizzazione e di fornire una conoscenza di ricerca sull'efficacia dei contenuti.

    Assets digitali

    imageIl video aziendale è un ottimo strumento di pubblicizzazione delle attività. A seguire: audio, podcast, immagini e molte altre risorse digitali ospitati sulla maggior parte dei siti web aziendali possono dare molte opportunità per il content management online. Spesso questi contenuti (digital assets) sono poco utilizzati e sparsi nei vari repository dell’azienda. Ottimizzare le risorse digitali con parole chiave pertinenti e sia promuovendo o presentando ai motori di ricerca verticali come YouTube e Flickr in grado di fornire ulteriore esposizione ai media che conducono ricerche online, così come i clienti finali. In un sondaggio di giornalisti e reporter condotti da TopRank, risulta che il 91% degli intervistati ha indicato che spesso utilizzano i motori di ricerca a fare il loro lavoro. L’ottimizzazione dei metatag dei contenuti digitali detta anche: DAO (Digital Asset Optimization) sarà l'evoluzione naturale della SEO. Questa ottimizzazione crea ulteriori punti di ingresso al blog, al sito aziendale…. e può migliorare la ricerca di individuazione dei prodotti e dei servizi aziendali.

    Search Engine Optimization

    imageLa cosiddetta Search (ricerca sui motori) è il metodo migliore per la trovare le informazioni online. Saper gestire, incrementare e monitorerei le parole chiave per l’ottimizzazione dei contenuti notizia è un dispositivo fondamentale per i professionisti delle Digital PR. I contenuti da ottimizzare sono:
    • i servizi/prodotti offerti dall’azienda, all’interno delle categorie merceologiche di riferimento
    • le news pubblicate nel blog aziendale, i comunicati stampa, lanci di agenzia, ecc.
    • i video, le foto, ecc. a corredo dei contenuti sopra citati e nei repository ad hoc come YouTube e Flickr, per esempio
    Occorre tener conto che Google premia le parole chiave composte da 2/3 parole, picchè consento una maggior efficacia dei risultati, stiamo andando sempre più verso il web semantico… L'ottimizzazione del contenuto notizia per le frasi importanti e più popolari possono aiutare quei contenuti di valore che sono e saranno sempre ben visti dai motori di ricerca. Migliore visibilità nella search aiuta gli sforzi di marketing, la reputazione online (e non solo) dell’azienda e può attrarre clienti, analisti, giornalisti e blogger specializzati agli argomenti del settore aziendali di riferimento. Nell’immagine qui sotto riportata, un esempio di strumenti per incrementare il posizionamento SEO - Search Engine Optimization e la presenza nel Social Media, SMO - Social Media Optimization image_thumb[14]_thumb

  • set 2013Articoli del mese...
  • Internet in Italia, un paese arretrato nella rete ma che &eg ...

    imageSono andato un po’ a curiosare in rete per avere aggiornamenti circa la diffusione di internet e dei Social Network in Italia. Ho prestato attenzione anche alle due peculiari caratteristiche del digitale italico:

    1. Una forte diffusione del mobile (leggi smartphone e touchphone), che trainerebbe l’utilizzo di internet a scapito di una banda larga poco performante e non molto diffusa in tutte le aree geografiche (vedi: digital divide)
    2. Un’alta penetrazione, percentuale di presenza nei social network (soprattutto Facebook), rispetto al totale del popolo di navigatori.

    Queste due macro-tendenze anche nel 2013 (che  riprendono i dati ed i parametri degli anni precedenti), risultano confermate. Da questa situazione ne esce un quadro quasi drammatico, se confrontato con i ritardi da parte delle aziende e delle PMI in particolare:

    • Nell’adozione dei Social Media come strumento di ascolto e fidelizzazione dei propri clienti (per l’acquisizione di nuovi clienti i Social non sono lo strumento più adatto…)
    • Nell’utilizzo interno delle social technologies, per i processi di condivisione del know-how (vedi Social Business, ampliamente trattato in questo blog, soprattutto in versione collaborativa…, vedi anche Hype Cycle di Gartner riportato infondo a questo articolo) 

    Questo articolo approfondisce il precedente Quanto tempo stiamo in rete e che cosa facciamo con i social, che si basava su di un’infografica e su dati internazionali... In un prossimo articolo approfondirò anche un GAP, un’arretratezza delle PMI anche nel campo del buon vecchio Web Marketing, il che è tutto dire. Vediamo la rilevazione che ho fatto. Mi scuso per eventuali incompletezze, ma ho fatto il match tra diverse fonti…

    La presenza di internet e del mobile in Italia

    Vediamo alcuni dati sulla presenza di internet in Italia (fonte Audiweb 2013 e Eurispes 2013):

    • imageSono oltre 68,2% delle famiglie italiane (14,8 milioni) dichiara di disporre di un accesso a internet da casa attraverso computer, e ben 37,8 milioni gli italiani che navigano in internet e ci stanno per circa 1 ora e 23 minuti. Il maggiore tasso di utilizzo di internet è peri al 100% tra i dirigenti, quadri e docenti universitari seguito dai giovani, il  94% degli 11-34enni.
    • Che cosa fanno gli italiani su Internet? Ecco un dettaglio:
      • Il 97,1 % invia e riceve e-mail regolarmente
      • il 60,6% guarda video su YouTube
      • il 50% consulta regolarmente uno o più blog
      • il 45,2% chatta con amici e colleghi
      • il 40,6% si intrattiene nei videogame online
      • il 38,3% scarica filmati, video, musica o giochi musica
      • il 35,6% legge e scrive sui forum.
    • L’accesso via mobile, è di 17,9 milioni di persone che dichiarano di poter accedere a internet da telefono cellulare/smartphone (il 38% degli 11-74enni), e 3,7 milioni da tablet (il 7,8% dei casi).
      • Solo 6,6 milioni però hanno scaricato almeno applicazioni, le App mobile (di cui il 77% gratuite)
    • imageOltre l’80% dei navigatori utilizza i social network, per cui significa che il 23-24 milioni di italiani (un terzo di tutta la popolazione), abita anche nei Social Media. In particolare per i Social Network:
      • Facebook si conferma con ampio margine il Social Network più diffuso anche in Italia: lo usa il 97,3% (22,8 milioni) dei navigatori che partecipano a Social Network.
      • Twitter si conferma al secondo posto usato da quasi un soggetto su 3 (31,7%). Bisogna vedere poi quanti lo utilizzano attivamente
      • Al terzo posto si classifica Linkedin (16,1%)
    • Come va l’eCommerce? Ecco un estratto del rapporto 2013:
      • Il 29% degli Italiani cerca info su Internet prima di andare in negozio, il 23% compra dopo aver letto un giudizio positivo, il 21% non compra dopo aver letto commenti negativi (fonte: Nielsen)
      • Il 57% dei navigatori abituali è iscritto ad almeno un gruppo d’acquisto (es.: Groupon).
        In particolare, il 29,6% ha fatto anche concretamente acquisti attraverso uno di questi gruppi:
        • I prodotti/servizi più acquistati tramite gruppi online sono:
          i pasti (pranzi, cene, aperitivi), comprati dalla metà di chi ha fatto acquisti;
          seguono la tecnologia: apparecchiature tecnologiche (41,2%),
          trattamenti estetici e pacchetti benessere (40,3%), viaggi (39,2%).
      • il 27,4% si è invece fermato all’iscrizione senza fare acquisti con i gruppi di acquisto
      • Il 26% ha acquistato biglietti per spettacoli/mostre, il 20,3% visite mediche, il 17,5% corsi, il 17,1% prodotti alimentari. Il 17,3% ha comprato altri prodotti/servizi.

    Altri grafici sull’utilizzo di Internet e dei Social network in Italia

    Un altro grafico riporta la crescita degli investimenti pubblicitari, a livello globale: 1. la TV; 2. i Giornali; 3. Internet. 
    L'indice del cambiamento è il mondo dei media (fonte: Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano):

    • il calo degli introiti, in un mercato che vale complessivamente 16,7 miliardi di euro, contro i 16,9 dello scorso anno, è dell'uno per cento: una sostanziale "tenuta", frutto però di dinamiche contradditorie.
    • Se è fenomeno noto il calo di lettori, spettatori e inserzionisti che riguarda carta stampata e televisione tradizionale - malgrado possano contare ancora su un giro d'affari da 11,4 miliardi di euro - anche nel digitale non tutto brilla:
      dei 5,3 miliardi prodotti dai nuovi media, 3,8 sono infatti appannaggio del digitale terrestre e della tv satellitare che però continua a proporre un modello inadatto, e quindi a perdere spettatori

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    Penetrazione dei Social Network: l’Italia batte gli Stati Uniti!

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    Mentre la popolazione mondiale cresce di 3 persone al secondo, nello stesso attimo vengono venduti 38 dispositivi mobile  (fonte: LiMo Foundation)

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    Ecco un tabella sintetica di come internet influenza i comportamenti e le decisioni di acquisto: vacanze, tecnologie e mobile più assicurazioni sono oltre il 50%.

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    Prospettive e trend per la Social Collaboration

    Come si concilia la prospettiva business di tutta questa potenzialità del web e dei social network?
    Gartner ha rivelato la sua ultima 'Hype Cycle' del 2013 - una serie di relazioni che offrono una rappresentazione grafica della maturità e l'adozione di tecnologie - concentrandosi sulla Social Collaboration nelle imprese. Essa mostra che l'uso di tecnologie sociali per soddisfare le esigenze di business è in aumento con crescenti aspettative della loro efficacia.

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  • Best Practices nelle Digital PR. Alcune buone pratiche e str ...

    Le pubbliche relazioni digitali sono una competenza, un mestiere, che non può essere confuso con l’ufficio stampa online…

    Attenzione e proattività

    imageL’attività di Digital PR dev’essere proattiva, deve poter prendere spunti e informazioni da ogni messaggio in rete.
    Non si può mai avare la sensazione compiacente che i clienti (dei committenti) hanno ciò di cui hanno bisogno. L’ascolto e il monitoraggio delle loro conversazioni, sentimenti, idee e modi che vogliono interagire con voi. Essere proattivi significa che si sta utilizzando la tecnologia più recente per comprendere appieno queste conversazioni e le percezioni dei consumatori si espongono. Naturalmente, l'ascolto attivo e di essere connessi attraverso i social media anche fare in modo che alcuni commenti negativi generino discussioni che possano degenerare in situazioni di inaspettate crisi.

    Contano i contenuti e le conversazioni sui contenuti

    imageContano i contenuti e le relazioni che il brand intrattiene attraverso argomenti interessanti per il pubblico di riferimento.
    Per promuovere la discussione e l’attenzione per un brand che si occupa di cucina, per esempio, occorre:

    • puntare su elementi come il divertimento, il cibo, la cucina, l’attività all’aria aperta in estate, tutti fattori che si pongono come elementi favorevoli nella condivisione tra persone.
      • Le motivazioni intrinseche per gli utenti, sono quelle di riuscire a cucinare una ricetta, imparare a utilizzare gli strumenti propri del barbecue, perché si prova soddisfazione in questo tipo di attività, nel condividere e divertirsi con amici e familiari. La curiosità
    • L’utente potrebbe ricevere gratificazioni dal fatto di essere individuato all’interno del gruppo come la persona che è maggiormente capace di cucinare per gli altri e se stesso, e essere premiato dalla giuria e dai partecipanti all’iniziativa. Inoltre è un momento nel quale si possono insegnare ricette e consigli a persone che hanno meno conoscenza sull’argomento.
      • Altra motivazione potrebbe essere un bisogno di autorealizzazione e di accettazione da parte dei membri del gruppo, necessità che verrebbe risolta tramite la preparazione delle griglie e dei piatti.

    Strategie guidate dal flusso delle conversazioni

     imageLe Digital PR devono essere sostenute da tattiche per sostenere i loro programmi di comunicazione. Queste tattiche devono però essere comprese in un approccio pianificato con le finalità e gli obiettivi di svolte, dimostrerebbero una profonda comprensione del pubblico, sviluppare messaggi che risuonano con le brand community, raggiungere le persone dove si riuniscono (a volte occorre andare anche nei posti e non solo nei canali online…. La pubblicazione di post, l'invio di comunicati stampa ,degli aggiornamenti (più foto e video correlati…), tweeting e pubblicazione su Facebook sono gli elementi tattici di un programma di comunicazione. Perché, quando e come si partecipa, attraverso quali canali specifici, è il pensiero strategico necessario per il successo della comunicazione.

    L'impatto delle comunicazioni online è anche in forma di soddisfazione della clientela (su questo pubblicherò un altro articolo), legata al sentimento e testimonianze positive, copertura editoriale attraverso media diversi (tra cui i social media), la manutenzione reputazione ed una maggiore conoscenza relazionale del marchio (oltre la brand awareness).

    Tecnologia e strumenti gratuiti per le pubbliche relazioni digitali

    imageAlla base c’è l’abilità del blogger, come creare un blog WordPress e costruire profili su Facebook, Twitter, LinkedIn e altri importanti canali social. Occorre capire dove e come il pubblico di riferimento partecipa su diverse piattaforme, con una buona conoscenza d’uso.

    Gli strumenti fondamentali

    Strumenti di Sentiment Analysis

    Altre ricerche sulla Brand Reputation

  • ago 2013Articoli del mese...
  • Strumenti per I Social Media. Chi li utilizza e per che cosa

    Riporto qui di seguito un’interessante riepilogo tratto da due infografiche che raccolgono i maggiori strumenti utilizzabili per attività nei Social Media e per le Digital PR. Ecco gli strumenti e le aziende che li utilizzano.

    Ecco un esempio di strumenti per l’ascolto delle conversazioni online

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    Ecco un esempio di strumenti per il monitoraggio delle conversazioni online

    image_thumb[11]

    Ecco un esempio di strumenti per la Social Analytics

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    Ecco un esempio di strumenti per il Social Marketing, per la gestione di campagne online

    image_thumb[13]

    Fonte infografica: Socialmediastrategiessummit.com

     

  • lug 2013Articoli del mese...
  • Condividere la pratica nelle organizzazioni. Suggerimenti pe ...

    imageNelle aziende, da quando sono nate, le persone condividono le pratiche, le esperienze. L’organizzazione industriale e tayloristica non hanno cancellato il passaggio dell’esperienza (come nella bottega artigiana delle origini). Certo la prassi gerarchica del comando-controllo non legittima, non ufficializza questa condivisione… che in ogni caso avviene (a loro insaputa, per dire una cosa di questi tempi). La gelosia professionale e la competitività interna non hanno mai escluso delle nicchie di condivisione e di esplorazione dell’esperienza: del mestiere.

    Queste comunità di esperienze vanno sotto il nome di CdP – Comunità di Pratica (ma anche di condivisione, di collaborazione…).
    Negli ultimi anni con l’avanzare dei Social Media, queste comunità di esperienze non ha i confini dell’azienda: ha i confini dell’esperienza d’uso del prodotto (vedi anche: La social attenzione e la motivazione alla condivisone in rete… con i Social Brand). In questo articolo voglio però dare alcuni suggerimenti per il riconoscimento e l’ufficializzazione di queste buone pratiche di condividere la pratica, in una prospettiva aperta (con il coinvolgimento degli stakeholder), per la realizzazione di attività collaborative di innovazione di processo… dell’Open Innovation, quindi.

    Riporto qui di seguito alcuni suggerimenti sul come riconoscerle, costruirle o strutturarle. Senza la presenza di queste community interne non si possono attuare strategie sui Social Media coerenti e di ampio respiro. Lo dico quasi sempre in questo blog, ma vale la pena di ribadirlo anche stavolta.

    La condivisione della conoscenza e dell’esperienza

    In questo blog si convalida la visione che i social media traggono origine e linfa dalla (innata) necessità di apprendere socialmente: l’apprendimento è sociale. Non occorre essere nativi digitali per considerare questa realtà.

    Lo sviluppo positivo di una società in assenza di pensiero critico e indipendente di individui propositivi è inconcepibile come anche lo sviluppo personale di un individuo senza lo stimolo derivante dalla comunità
    (“The positive development of a society in the absence of creative, independently thinking, critical individuals is an inconceivable as the development of an individual in the absence of the stimulus of the community”). A. Einstein

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    La conoscenza non è un’entità fissa, bensì un’esperienza che si compie e si completa in forma di processo, nel tempo e nello spazio. Non si tratta cioè di un asettico e statico insieme di informazioni. La conoscenza è esplicita e anche tacita (quella tacita è una sfida alla formazione ufficiale …). 

    Innanzitutto definiamo che cosa abilita l’apprendimento sociale ma che non è una Comunità di Pratica:
  • Dipartimenti formali, Team, Team di progetto, Comunità di interesse, Reti informali

    Cosa abilita l’apprendimento sociale  come Comunità di Pratica:

    • Le Community che fanno della conoscenza una parte integrante della loro attività,
    • Le realtà di apprendimento che in modalità esplicita, strutturata  e riconosciuta:
      • sviluppano conoscenza sulla base dell’esperienza (best practices), dei partecipanti alla comunità, i quali vogliono condividerla con ogni altro membro della comunità e crescere, migliorare facendo tesoro della ricchezza dei tanti che vi contribuiscono.
      • condividono la pratica delle esperienze, della Passione, dell’Impegno, dell’Identificazione con il gruppo .. il quale si Identifica con la sua pratica

     

    I ruoli necessari per avviare una Community aziendale

    Community manager

  • E’ il coordinatore della Community
  • Dà all’azienda tutti i suggerimenti qualitativi sui ricevuti feedback dagli utenti (customer insights)
  • Svolge attività di presidio e controllo delle pubblicazioni e di Content Management (soprattutto per la documentazione di supporto)
  • Coordina una o più aree di discussione.
    Organizza riunioni, comunica con i membri, modera le discussioni,
  • Supporta i progetti della Comunità di Pratica, apre e rafforza relazioni con i terzi sugli argomenti di sua competenza
  • Facilitatore

  • Aiuta l'interazione del gruppo durante gli incontri in presenza
  • Esperti

  • Offrono aree specifiche di esperienza necessarie durante alcuni incontri su invito delle Community.
  • Possono essere interni ed esterni all'organizzazione Insights® Italia
  • Portatori di interessi

  • Soggetti che hanno interesse al lavoro della CdP, ne vengono influenzati e possono a loro volta influenzarli
  • Partecipanti (stakeholder)

  • Senza il loro coinvolgimento non si fa nulla.
  • Popolano di iniziative e contenuti la comunità, pongono domande/problemi, condividono conoscenza, prospettano soluzioni, si confrontano attivamente;
  •  

    Una mini guida per avviare le Community aziendali, per la condivisione della pratica e dell’esperienza

  • imageOccorre coerenza nelle strategie di business della Community (governance e policy da Open Innovation non guastano… magari).
    Per essere veramente efficace una community deve avere un impatto sulle attività di “core business” sia dell’azienda che dei componenti della Community
  • Commitment, impegno da parte dei dirigenti aziendali.
    Avere chiare aspettative (da parte del management, dei responsabili di funzione, ecc.) e comunicarle al gruppo della Comunità di Pratica.
    Occorre trovare i ruoli giusti per le persone giuste
  • Gli obiettivi di business devono essere allineati e corrispondenti agli intenti della community.
    Troppo spesso, i programmi per le community sono declinati verso le priorità di business, abbandonando la promessa di valore fatta a ciascun utente. Ogni comunità deve servire i suoi clienti-soci – senza membri non c’è community – e non il contrario.
    Il punto di partenza è l’abilità di riconoscere gli altri come eventuali partner per dare forma alla condivisione delle Best Practices aziendali.
    Le persone possono riconoscersi l’un l’altra in base alla propria esperienza e al fatto che c’è un interesse reciproco per l’esperienza dell’altro:
    “Io sono sinceramente interessato a te, io sono realmente interessato alla tua esperienza”
    Il punto centrale delle comunità risiede nella pratica e nel riconoscimento nel saper riconoscere l’altro
  • imageEngagement: costante e coerente spinta interna.
    Qualsiasi progetto di Comunità di Pratica ha bisogno di fiducia.
    Occorre che Insights Discovery® creda nel progetto della community e abbracci la rete e il posizionamento online.
    L’assenza di un leadership coraggiosa può minare alla base la creazione di una community di impatto.
  • Buono quanto basta, fare solo le cose che servono: costruzione di “tende per accampamenti” al posto di musei informatici.
    Il successo di una Comunità di Pratica si ottiene mediante una costante innovazione attraverso cicli guidati dal feedback, e quindi un’ottica di dialogo costante.
    La pianificazione per la community dovrebbe concentrarsi sul breve periodo, prevedendo la possibilità di virare politiche ed obiettivi.
  • Piano editoriale: aggiornamenti costanti nelle informazioni.
    Il ciclo di innovazione richiede anche un flusso costante di nuove informazioni nella community.
    Occorre fare un piano editoriale dei contenuti di supporto, coinvolgente e aggiornato: questo approccio è la premessa per la costruzione di una community di successo.
  • Community Management. Occorre una buona capacità di gestione della comunità.
    A ciascuno il suo mestiere. La gestione della community è un ruolo complesso, e implica personale motivato e preparato, formato per il community management, il coordinamento.
    Solo dopo un certo periodo (almeno tre-sei mesi), è possibile aspettarsi una certa autonomia da parte dei componenti della Comunità di Pratica aziendale.

     

    Le attività principali del Community Manager e del facilitatore

  • Ecco una rappresentazione grafica del processo che dovrebbe alimentare le attività principali del Community Manager e del facilitatore.

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    .

  • giu 2013Articoli del mese...
  • Applicarsi alle reti informali. La Social network Analysis a ...

    imageRiporto in questo articolo un interessante approfondimento sull’applicazione della Social Network Analysis quale strumento di marketing e di analisi delle reti relazionali nei Social media applicabile anche alle reti informali di  un’azienda già approfondito in questo blog (es.: Social Network Analysis, i ruoli in una rete, all’origine dei social e Network Analysis. Morfologia delle Reti sociali).

    Riporto qui di seguito un estratto del documento Social Network Analysis applicata.

    • Grado di conoscenza dell’altro individuo:
      La decisione dell’attore A di ricercare l’informazione presso l’attore B, è determinata dalla percezione che A ha della competenza di B riguardo la materia che sta ricercando.
      È per questo motivo necessario che A abbia qualche conoscenza delle competenze professionali di B, prima di contattarlo.
    • Valore attribuito all’altro individuo:
      La probabilità che A si rechi da B nel corso della sua ricerca, è proporzionale al valore che egli attribuisce alla conoscenza di B riguardo la materia ricercata.
    • imageGrado di accesso:
      La conoscenza e le capacità dell’attore B potranno essere utili ad A, solo nel caso in cui i le possa sfruttare a suo beneficio in un lasso di tempo per lui rilevante
      L’accessibilità di B e delle informazioni che possiede diventano perciò una delle variabili che i prende in considerazione.
      Dipendente anche dalla prossimità – closeness centrality, dal numero di passaggi che deve fare per accedere all’informazione (meno passaggi deve fare e più è indipendente).
    • Costo dell’informazione:
      L’attore A non ricercherà l’informazione da B, se reputa che tale ricerca possa essere troppo costosa in termini di rapporti personali o di obblighi da sostenere in un secondo momento.
      Es.: Reciprocità, la possibilità o meno di scambiare la cortesia a livello professionale o amicale

    Questo documento elaborato da Giovanni Carturan, consente uno sviluppo di una metodologia e di un database in grado di rilevare i soggetti più importanti per il business all’interno di social network quali Facebook, Twitter, Google Plus, ecc..

     
    Fonte immagine: Sociallearning.it

  • mag 2013Articoli del mese...
  • Social Economy. L'economia che aumenta la produttivita' attr ...

    Siamo in crisi, giusto? Le HR (direzioni delle risorse umane aziendali) sono sempre più coinvolte pressanti le richieste di miglioramento dell’efficienza delle attività operative. per il recupero di questa efficienza le attività formative di addestramento (quelle erogate a pacchetto, tanto per capirci), sono sempre più inadeguate per far fronte a questa pressante richiesta.
    imageL’innovazione necessaria, per le aziende che vogliono esserci ancora tra 4-5 anni, deve poter unire questi due fattori che suonano come emergenze apparentemente divaricate:

    • Apprendimento strategico (la c.d. learning organisation): rinnovamento della cultura, della governance e del management (spesso inadeguato)
    • Innovazione di processo: la produttività come strumento di cambiamento e trasformazione aziendale

    La sfida per le aziende, non solo per la gestione delle risorse umane, è quella di rispondere in modo convergente a queste due emergenze: la sfida è unire l'apprendimento all'innovazione! Lo sviluppo delle performance aziendali sono senza dubbio oggetto di attività riassumibili nel Corporate Coaching (che in questo articolo non approfondisco), ma la la direzione di questa convergenza non può che considerare le HR 2.0 nel Social Business e in tutto quello che ormai possiamo includere nella Social Economy.
    Nel tema dell’HR 2.0, in questo articolo riporto a sostegno delle tesi sopra riportate, alcuni grafici di un’analisi svolta dalla McKinsey. 
    Questi grafici si rifanno al mercato mondiale, ma tengono conto dei trend più rilevanti… che segnano una distanza tra queste tendenze ed il nostro asfittico mercato domestico. La  Social Economy, ovvero, il mondo che sta dentro e (soprattutto) fuori dell’azienda che si avvale delle Social Technologies (traduzione: tecnologie che incrementano la collaborazione e che utilizzano i Social Network, blog, wiki, document sharing, ecc.) «aumenterebbe la produttività dei lavoratori della conoscenza altamente qualificati, decisivi per i risultati e la crescita nel XXI secolo, dal 20 al 25 per cento». Perché non vengono adottate in massa? La risposta la sapete già, perché la mentalità, la cultura e le abitudini manageriali (controllo+compiti) mutano molto più lentamente delle tecnologie e della loro relativa adozione da parte degli utenti/consumer.
    Ecco un primo grafico che dimostra questo assunto su scala mondiale, in Italia il grafico dei dipendenti e collaboratori aziendali (employees) andrebbe ulteriormente ridimensionato:

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    Le 10 Social Technologies che aggiungono valore ali processi aziendali

    Sottolineo le aree funzionali aziendali che sono interessate dalle Social Technologies oltre al marketing (è scontato che quest’area si coinvolta nei processi relazionali dei socia network …):

    • Sviluppo prodotti: co-creazione di prodotti ed i suggerimenti e indicazioni che provengono dal customer insights (vedi anche un mio articolo: Dalla Brand Reputation al Customer Insight. Approcci che si evolvono nei tempi delle crisi)
    • Produzione e distribuzione: una leva per la previsione (tendenze9 e per il monitoraggio (successo di un prodotto e reputation)
    • Servizi di supporto al cliente (customer service): le aziende che si avvalgono ancora solo del telefono o delle email potrebbero tenere in considerazione il fatto che quando le Social Technologies non sono adeguatamente sviluppate dall’azienda … nel migliore dei casi sono i clienti che si auto-organizzano dei forum per rispondere alle richieste degli utenti

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    L’impatto della Social Economy con la produttività aziendale

    In uno scenario in cui il 50-60% delle aziende nostrane hanno policy restrittive nell’utilizzo dei Social Network in azienda, riporto anche un grafico che mette in evidenza (invece), l’impatto sulla produttività, ottimizzando efficienza (tempo) ed efficacia (risultati):

    • Email aziendali
      • Il Social network interno consente una maggiore produttività (del 25-30%) rispetto alla lettura e risposta nelle email aziendali (dopo la terza interazione tra email con più di due persone è difficile venirne a capo…)
    • Ricerca e raccolta delle informazioni (+30-35%). Ho visto aziende che ancora oggi raccolgono le informazioni degli utenti in cartelle/utenti condivise, come si poteva fare già 10-12 anni fa.
    • Comunicazione e collaborazione interna. La produttività qui si incrementa del 25-30%

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    Con questo grafico si evidenzia la correlazione che c’è tra il livello dell’interazione tra gli utenti aziendali e l’incremento dei livelli di performance.

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    Anche qui sotto riporto un grafico che riporta il diverso grado di adozione tra le aziende delle Social Technologies, all’interno e/o all’esterno dell’azienda (aspetto, quest’ultimo, che assorbe la quasi totale attenzione degli addetti ai lavori …)

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    Fonti immagini e grafici:
    - MCKinsey
    - Marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com

  • apr 2013Articoli del mese...
  • Ambiti e confini del coaching come consulenza di processo

    imageSegnalo un recente articolo pubblicato nel sito WikiCoaching: Ambiti e confini del coaching.

    In questo articolo è definito l’ambito del coaching professionale definito da ICF - International Coach Federation, lavora nell’ambito delle motivazioni (cosa volere), promuove il potenziale (cosa diventare) in uno sfondo di identità di ruolo (chi sono e cosa voglio essere), distinguendo il coaching dalla psicoterapia (rapporto medico-paziente) e dalla consulenza (rapporto esperto/competente-non esperto/competente).

    Il coach deve avere competenze (strategie di capacità) possanopromuovere il potenziale del cliente e inserite in un percorso che porti il partner al Self Coaching, andando anche temporalmente oltre il percorso di coaching con il coach...

    Fonte immagine:
    - Trueselfcoaching.co.uk

  • mar 2013Articoli del mese...
  • HR 2.0 e Social Business, il patrimonio delle risorse relazi ...

    imageIn questo blog ho più volte sottolineato il fatto che le social technologies che sono abitualmente utilizzate dalle persone non solo native digitali, rimangono bloccate, in gran parte, sui cancelli delle aziende (leggi firewall ICT). I motivi di sicurezza e di tipo tecnologico sono secondari rispetto alle problematiche di tipo organizzativo e di ritardo di un management che si è formato sul modello compiti/controllo.
    Queste social technologies “seguono” gli utenti aziendali con i loro smartphone molte volte clandestini per molte delle policy aziendali. Non siamo arrivati (salvo rare eccezioni) in una situazione di mass collaboration che sarebbe abilitata dai seguenti aspetti:

    • le intranet aziendali evolute, che abilitano le reti sociali interne in community aziendali
    • le aree di sviluppo di queste community: innovazione di processo, gestione della conoscenza-comunicazione interna, comportamenti organizzativi (apertura o meno verso l’esterno, leadership, ecc.)
    • le social technologies e gli strumenti che consentono la riduzione del diaframma interno/esterno all’azienda in un contesto in cui la postazione di lavoro del knowledge worker diventa più fluida e non solo in termini di spazio ma anche di tempo.

    Riporto qui di seguito una presentazione che illustra, seppur sinteticamente, le opportunità e le possibilità derivanti dall’intrecci della gestione delle risorse umane (Direzione HR) e le social technologies, che in questo blog fanno riferimento al social business.
    Ogni ulteriore approfondimento lo rinvio alla presentazione qui sotto riportata.

    Jane Hart model

  • Questionario sulle intranet aziendali

    imageRiporto in questo articolo il link su un questionario di rilevazione delle intranet aziendali.
    Il progetto prevede l'analisi di realtà aziendali in cui sono presenti applicazioni riconducibili al Social Business, a sistemi di Enterprise 2.0 come strumenti per aumentare il grado di fedeltà all'azienda e il grado di commitment personale profuso nell'attività lavorativa.

    Potete dare contributo in questo lavoro, rispondendo ad alcune e veloci domande in forma assolutamente anonima. Il tutto richiede 5 minuti del vostro tempo.

    Questo il link: intranet aziendali

  • feb 2013Articoli del mese...
  • Innovazione e comportamento organizzativo. I team aziendali

    Nel precedente articolo Network interni alle aziende. Reti informali e comportamento innovativo, ho affrontato il rapporto tra innovazione e comportamento.
    Cos’è, allora il comportamento innovativo? “L’intenzionale generazione, introduzione, e applicazione di un’idea all’interno di un ruolo lavorativo, di un gruppo o di un’organizzazione, al fine di apportare benefici …”.
    L’innovazione non avviene in un vuoto sociale, l’aspetto dell’’interazione tra individuo e il gruppo/organizzazione è fondamentale per la collaborazione che porta all’innovazione.
    È probabile in azienda i collaboratori non rischiano ad essere proattivi, creativi e innovativi se i loro capi (difficile chiamarli leader) scoraggiano i comportamenti innovativi. Semplificando potremmo affermare che:

    • è la partecipazione creativa e individuale alla generazione e realizzazione delle idee il motore che genera l’innovazione
    • è lo stile di leadership, di apertura alle proposte di idee, che consente che questa partecipazione di manifestarsi (al meglio)
    • è la presenza di un team interfunzionale (un team che ha come componenti persone di diversa astrazione divisionale/compartimentale, di diversi settori aziendali) e/o con forte eterogeneità tra i membri del gruppo il terreno di cultura della collaborazione innovativa

    Ecco allora in sintesi le caratteristiche di un buon team interfunzionale:

    • Consente esplicitamente l’azione delle reti informali con l’utilizzo della fiducia e la conoscenza tra le persone (elemento molto più importante della competenza!)
    • Il limite delle connessioni nel team ristretto non c’è, per questo si consiglia comunque la costituzione di team con un numero non superiore ai 15 membri (che consente i legami forti)
    • Il rapporto tra innovazione e comportamento nei team interfunzionali, ci consente di coltivare la collaborazione innovativa

     

    Fonti utilizzate per le immagini:

    • www.carrozzeriacorato.it
    • www.impresamia.com

  • Innovazione di processo come fattore di competitività ...

    Approfondisco in questo articolo quanto affrontato nel precedente: L'innovazione diffusa e l’iniziativa editoriale del Corriere del Veneto.

    Ma l’innovazione è ancora l’ultimo fattore per la competitività o c’è dell’altro?

    image_thumb9Dagli anni 90, il driver dell’innovazione si sia aggiunto a quelli della flessibilità (anni 80-90), della qualità (anni 70-80), sopra l’onnipresente macro-driver della produttività (era della produzione industriale e di massa del miracolo economico anni 60).
    Nel 2013 l’innovazione è ancora l’ultimo fattore per la competitività? Possiamo ancora affermare che “L’innovazione tecnologica è il principale fattore competitivo in un economia basata sulla conoscenza”? Il nuovo paradigma non potrebbe essere quello della “partecipazione”???
    Su quest’ultimo aspetto ha avuto modo di esporre a Barbieri e Inguscio, il mio punto di vista circa la necessità di non far coincidere (a livello di percezione e di comunicazione con il Corriere Innovazione, quindi) innovazione = start up. Quando mi trovo in situazione di formazione, nelle aziende, cito sempre il rapporto tra comportamento e innovazione come un’equazione: innovazione = 80% comportamento e 20% tecnologia (… guarda caso un tema del mio ultimo post “Network interni alle aziende. Reti informali e comportamento innovativo”).

    Innovazione di processo e ricerca della relazione produttore-persona

    Sostengo, quindi che l’innovazione di processo sia più determinate dell’innovazione di prodotto (destinata al ciclo di vita, all’obsolescenza…). E’ più importante per un’azienda attivare un processo creativo/innovativo incrementale che sostenga i continui lanci di prodotti innovativi piuttosto che inseguire la chimera del prodotto che risolve tutto e che si vende da solo (sogno mai morto del marketing manager)…

    image_thumb4Sostengo, non solo ora, che occorra sempre sviluppare l’ascolto del mercato e delle esigenze del cliente in un continuum di innovazione di processo e ricerca della relazione produttore-->persona all’interno dell’egemonia (se il prodotto funziona) del rapporto persona (cliente)/prodotto: il prodotto è di chi lo usa e non di chi lo fa… E’ chiaro che la relazione produttore-->persona  non può che diventare una relazione persona (dell’azienda)—> persona in una relazione che si sviluppi in reciproco scambio e accrescimento. E’ questa, del resto, l’essenza del fare marketing con i social media.
    In effetti, la novità (innovativa) dell’innovazione di prodotto ha come approdo una strategia unfocused (non focalizzata) caratterizzata dallo sviluppo di nuove “base technology” del prodotto, poiché il radicale cambiamento tecnologico non riguarda generalmente la “core technology”, esso finisce per determinare la creazione di nuovi prodotti che soddisfano bisogni diversi e che necessitano di diversi canali distributivi. Sono i bisogni diversi (relazione prodotto-persona) e i canali distributivi (contesto di acquisto e d’uso).
    Per le aziende tutto ciò non significa avere un genio nel dipartimento ricerca e sviluppo ma di abilitare la genialità ed il talento che esiste già non solo in azienda ma anche nel processo di utilizzo, consumo e di soddisfazione dei bisogni che è già insito nell’egemonia del rapporto persona/prodotto!
    image_thumb6L’area più importante dell’innovazione è quella radicale e del modello di business, vale a dire la fusione delle capacità aziendali con le potenzialità del mercato (rapporto persona/prodotto, comunicazione, ecc.), credo che sia questa una buona interpretazione di quello che va sotto il nome si Social Business, purché il tutto non sia ancora equivocato con la tecnologia (…).
    Tra dieci anni sapremo quali sono le aziende che saranno sopravvissute a questa crisi. Chi saprà andare oltre la dimensione di adattamento evolutivo avrà le migliori opportunità per esserci, ancora…  
    Mi fermo qui, ma il discorso mi piacerebbe vederlo approfondito anche nel Corriere Innovazione.

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    Fonti utilizzate per le immagini:
    - Avantionline.it
    - Fundersandfounders.com
    - Day-one.it
    - Openupblog.it

  • gen 2013Articoli del mese...
  • L'innovazione diffusa e l’iniziativa editoriale del Co ...

    imageA distanza di qualche giorno dall’inaugurazione del Corriere Innovazione, il supplemento del Corriere del Veneto, e iniziativa digitale a tutto tondo. Raccolgo alcuni appunti nell’evento pre-inaugurazione, dedicato ai blogger in una saletta del Diesel Village. Nella sala del Diesel Village c’erano proprio tutte le persone che hanno fatto qualcosa di significativo su questi argomenti. L’evento deve essere un punto di inizio, non solo editoriale.

    La voce dei protagonisti dell’iniziativa

    imageLuca Barbieri ci ha illustrato l’iniziativa, come un progetto partecipativo, che vuole coinvolgere influencer come in un blog multi-autore. L’obiettivo dell’iniziativa, secondo Barbieri, è quello di fare luce sulle iniziative di start up per innestare più innovazione e ricerca nell'economia italiana. Corriere Innovazione ad ogni pubblicazione sarà accompagnato con un evento. L’iniziativa parte dal Triveneto per poter poi approdare, se tutto va bene, a livello nazionale.

    A ruota, Francesco Inguscio, con linguaggio molto da startupper, intrigante, ha parlato di “gemmazione territoriale”, di “creazione di API (un neologismo che si rifà alle Application Programming Interface) verso mondi che non si parlano (intendeva startup e mondo aziendale, credo)… L’iniziativa del Corriere Innovazione si pone quindi il compito di coinvolgere la Venture (Capital) Community del Veneto coinvolgendo anche Confindustria, in modo che i lanci e le novità che escono dalle start up, vengano accolti dal mondo imprenditoriale. Inguscio ha enfatizzato lo sforzo di diffusione culturale che  l’iniziativa editoriale del Corriere della Sera intende, fare da system integrator di start up, “…integrare altre persone, diventare un acceleratore di storie, storia raccontata, andando oltre la customer acquisitions, ispirare dando l’esempio…”

    Innovazione diffusa e innovazione percepita

    image_thumb13_thumbLa sensazione che ho avuto da questo incontro e dal convegno che ne è seguito, è senz’altro quella di avere toccato con mano il fatto che il Veneto abbia raggiunto ormai una leadership nazionale di incubazione e di start up e che la mitologia del nordest produttivo, dalla fabbrica diffusa rete di reti e di distretti abbia lasciato un’eredità all’ingegno e alla sperimentazione tecnologica. «Il Nordest è terra di innovazione – ha concluso De Bortoli - anzi, possiamo dire che l'innovazione è il seme del Nordest».
    Se la citazione imperante era “La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre” (A. Einstein), sembra quindi che il paracadute si sia aperto proprio qui, dalle nostre parti… non a caso Diesel è stata la prima azienda a capire il senso di "villaggio globale", non a caso siam in Diesel Village a parlare di innovazione…
    Il Veneto si pone come modello di un’innovazione diffusa, con più iniziative di Business incubator, radicate nel territorio. Con il Corriere Innovazione questa innovazione diffusa potrà diventare un’innovazione percepita, vista, fatta notare, discussa e contaminate, a cerchi concentrici, anche il territorio regionale->nazionale…

    Fonti utilizzate per le immagini:
    - Corriere Innovazione

    • dic 2012Articoli del mese...
    • Network interni alle aziende. Reti informali e comportamento ...

      In questo articolo intendo partire da tre affermazioni, da tre aspetti che caratterizzano il mio punto di vista riguardo al lavoro di gruppo, dei tema all’interno dell’azienda con il supporto anche delle tecnologie sociali (team work, Social Network Enterprise, ecc.):

      • Le reti informali: determinano la maggior parte del lavoro svolto in un'azienda e influiscono notevolmente sulle scelte
      • Il limite delle connessioni: una persona non può sostenere legami forti con più di 10-12 persone
      • Il rapporto tra innovazione e comportamento: per la massima parte determinata dai comportamenti delle persone e non dalla tecnologia

      Le reti informali

      imageIl primo aspetto riguardante le reti informali.
      Ogni persona che conosce le aziende constata (da sempre) che l’organizzazione gerarchica è molte volte astratta rispetto alla realtà aziendale, alle relazioni ed i flussi informativi, agli organigrammi. I mansionari, i ruoli e le posizioni organizzative non possono tener conto della realtà molto più fluida delle reti informali tra le persone che tengono conto: della fiducia, della stima, dei leader naturali, dei gruppi di pressione e di potere interni. Queste reti informali sono più simili alle reti sociali che costituiscono la base dei Social Network. Queste reti informali detengono il 79% del lavoro svolto in un'azienda (incluso ciò che consente che il lavoro venga svolto) segue i canali informali anziché i canali formali e le strutture formali.

      Il limite delle connessioni

      imageIl limite delle connessioni, dei legami forti che una persona non può sostenere.
      Questi legami forti non possono essere più di 10-12. Il massimo delle relazioni influenti (legami deboli) di contatti, non supera indicativamente le 150 persone (il numero di Dunbar), in azienda questo numero si riduce a 40-50 colleghi. È un limite antropologico, quindi, che ci fa riflettere sul limite relazionale che possiamo avere anche nelle connessioni in rete (Social Network), è un costo cognitivo e di memorizzazione che pesa soprattutto sull’identità del nostro interlocutore più che sul “cosa” della conversazione.

      Il rapporto tra innovazione e comportamento

      imageQuando presento progetti che si avvalgono di piattaforme collaborative sono solito ripetere che “l’innovazione è per l’80% comportamento e per il 20% tecnologia”, suscitando un certo spiazzamento da parte di chi si aspettava una relazione molto più stretta tra innovazione e tecnologia (collaborativa). Il problema è che la collaborazione è un comportamento che "precede" l’utilizzo della tecnologia.

      Il tema affrontato non si esaurisce qui. Avremo modo di approfondirlo non solo in altri articoli di questo blog ma anche nella pubblicazione "IoCollaboro" già in libreria.

    • Human Resource 2.0, per ricercare talenti

      Una direzione delle risorse umane social, intesa con il nome di Human Resource 2.0 abilita e sviluppa l’aspetto più rilevante degli ultimi tempi: più le persone si cercano nel Social Network e si capisce che cosa fanno dalle relazioni che hanno (rete sociale).

      Ecco un video che illustra queste opportunità dell’e-Recruitment per cercare i talenti…

      Fonti:
      - Ennio Noventa

    • nov 2012Articoli del mese...
    • Dal social contest al libro #iocollaboro, la presentazione a ...

      Come annunciato da un mio precedente articolo “ Dal team alla community aziendale. Il mio intervento per il libro #IoCollaboro”, domani c’è la presentazione del libro #iocollaboro, finalmente. Alle ore 12 all’interno del Social Case History Forum. La presentazione curata da Sonia Garau, responsabile mktg yoo+, vedrà la partecipazione di  Federico Barilli, segretario generale Italia Startup e di Roberta Petta, project manager yoo+.

      Siamo felici di presentare il libro al Social Case History Forum – spiega Sonia Garau – perché in questa occasione, a luglio, abbiamo lanciato il social contest che ha portato alla pubblicazione del libro. Con “#iocollaboro e tu?” vogliamo promuovere e affermare la cultura della collaborazione, un modo di lavorare e di pensare che può davvero fare la differenza, una risposta positiva alla crisi economica. Coworking, crowdfunding, carpooling e nuove tecnologie collaborative per lavorare meglio e più efficacemente sono sempre più diffuse e stanno rivoluzionando, per fortuna, il nostro modo di vivere.”

      imageQuesto libro è nato da un contest, un contest nato per affermare e diffondere la cultura della collaborazione. Questo è “io collaboro e tu”. Uno wiki-book scritto da autori, professionisti e consulenti, esperti ognuno in un campo diverso ma con un denominatore comune: tutti, in un modo o nell’altro, si occupano di web 2.0 e credono nella condivisione e collaborazione.
      Ma non solo: questo libro, infatti, raccoglie tutti i contributi scritti e condivisi dai partecipanti al contest #iocollaboro.
      Twitter e Pinterest sono stati lo scenario naturale per promuovere e diffondere la nostra iniziativa e i numerosissimi interventi sono stati per noi, che abbiamo organizzato il contest, una grandissima soddisfazione: la conferma che la collaborazione è fondamentale per vivere e lavorare meglio.

      Ecco il team di Weplus:

      image

    • #iocollaboro - infografica

      See on Scoop.it - Social Business Digital Marketing

      Life of the hashtag #iocollaboro - infografica...


      See on pinterest.com

    • ott 2012Articoli del mese...
    • InfoCommerce, la ricerca delle informazioni prima dell&rsquo ...

      imageContactlab e NetCom hanno  elaborato, è già il terzo anno, una ricerca sugli abitudini degli italiani relativamente a come si informano prima dell'acquisto.
      L’indagine è molto articolata e riguarda soprattutto lo studio dei comportamenti degli acquirenti abituali dell’eCommerce. In questo articolo andremo ad approfondire soprattutto i dati che riguardano la ricerca delle informazioni sul web, soprattutto, prima dell’acquisto. Il luogo comune degli scettici va a sottolineare come l’eCommerce in Italia riguarderebbe ancora solo 6/7 milioni di persone … L’info-Commerce, l’utilizzo del web prima di acquistare anche offline, andando in negozio riguarda il 46% delle  persone, abitualmente ed il 48% saltuariamente. Solo l’8% non consulta mai il web prima di effettuare un acquisto!
      Più della metà degli utenti Internet italiani dichiara di aver effettuato acquisti online. La maggior parte di loro (34%) ha acquistato online negli ultimi tre mesi.

      Canali per la raccolta delle informazione pre-acquisto

      Come si evince dal grafico sotto riportata, chi acquista online dimostra di essere un acquirente consapevole: prima di comprare si informa, soprattutto sul sito ufficiale del produttore o attraverso le recensioni presenti in rete, mentre una buona parte (34%) usa anche i forum e i blog.

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      Qual’è l’impatto 2.0 (blog, social, ecc.) nella raccolta delle informazione pre-acquisto? Dal grafico risulta che un 46% (34% forum/blog e 12 social network) degli italiani, secondo solo al canale web tradizionale (sito del produttore e recensioni sui portali).

      L’indagine in dettaglio

      Riporto qui di seguito l’infografica.

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      Infografica realizzata da ContactLab email marketing

    • Cresce la fame di "social" nelle imprese. Scenari ...

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      Dati aggiornati da Demoskopea e eBit Innovation, che  hanno elaborato il Quarto Osservatorio Italiano sull'e-Business. Cresce il numero di imprese che utilizza i nuovi media per intercettare i desideri dei consumatori. “Le aziende – dichiara Gianluca Borsotti, CEO eBit Innovation – stanno capendo l’importanza dei nuovi trend sui media digitali, innovando le proprie strategie di comunicazione, sviluppando strumenti di dialogo sui social media (quali ad es. pagine aziendali su Facebook: 53% del campione) o applicazioni per smartphone e tablet (35% del campione)”.

      Dall’indagine risulta che:

        • Il 52% delle aziende si affida a Facebook, Twitter e LinkedIn, affidandosi, quindi, a canali dove sia più facile instaurare una comunicazione diretta col cliente. Circa il 50% delle aziende intervistate afferma di vendere online i propri prodotti e servizi : l’80% lo fa sul sito aziendale, 12% vende tramite Outlet digitali e il 7% tramite Coupon.

        • imageIl 35% delle aziende si ha sviluppato App ad hoc, l'81% di queste sono gratuite

        • I cellulari smartphone e tablet incidono rispettivamente per il 59 e il 29% sul totale delle connessioni a internet, in aumento del 9% rispetto al 2011. Come si determinano gli acquisti online? Il 90% tramite pc, per il 64% da smartphone e per il 76% da tablet

        See on Scoop.it - Social Business Digital Marketing
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      • Il potere della rete relazionale nelle aziende crea una lead ...

        La leadership informale è affrontata in un’interessante pubblicazione che ha come autori Jon R. Katzenbach e Zia Khan hanno raccontato le loro esperienze sull’argomento nel libro “Leading outside the lines”. In questo libro gli autori rilevano come ogni impresa abbia una leadership informale e una organizzazione formale. La rete di relazioni informali si compone di idee emergenti, reti sociali, norme di lavoro, i valori, le relazioni con i coetanei, e le comunità di interesse comune - gli elementi che spesso nascondono al di là dei . confini del formale.
        Gli autori Jon Katzenbach e Zia Khan sostengono che occorre comunque armonizzare la rete informale con l’organizzazione ufficiale evitando sbilanciamenti. Solo con questo equilibrio si hanno prestazioni e risultati migliori nel tempo.

      • set 2012Articoli del mese...
      • Dal team alla community aziendale. Il mio intervento per il ...

        imageDal team alla community aziendale. I percorsi che portano all’innovazione attraverso la collaborazione in azienda. Con questo titolo partecipo come autore al libro #iocollaboro. Il mio mini-saggio contiene un approfondimento degli aspetti che consentono l’eventuale adozione delle tecnologie collaborative: i valori, la cultura aziendale e le motivazioni delle persone. In particolare ho approfondito la relazione tra lo sviluppo e la maturità del lavoro in team e le diverse tipologie di aziende (statica, adattiva  e innovativa), partendo anche dalla mia recente esperienza di coaching per team aziendali.

        Gli altri autori del libro sono:

        • Leonardo Bellini, che interverrà sulle idee, best practices, storie su campagne e strategie che grazie a nuovi modelli basati sulla collaborazione
        • Giacomo Mason, che parlerà di Enteprise 2.0, dei modelli organizzativi innovativi basati su strumenti che favoriscono collaborazione e la condivisione
        • Osvaldo Danzi, che approfondirà di come le tecnologie e gli strumenti del web collaborativo aiutano e stimolano il settore delle risorse umane nelle aziende
        • Vittorio Manti, approfondirà gli aspetti delle soluzioni basate sull’user generated content nel settore dell’editoria
        • Fabrizio Redavid, descriverà l’impatto dei social network per la Pubblica Amministrazione
        • Stefano Morpurgo, sottolineerà come il team di lavoro possa diventare protagonista nei processi esecutivi del progetto
        • Roberta Petta, svilupperà gli impatti della collaboration all’interno dei gruppi di lavoro per la gestioen del flusso delel informazioni all’interno delle aziende

        imageIl libro sarà in edicola nella seconda metà di novembre e sarà presentato in una conferenza stampa a Milano.La pubblicazione riassumerà anche i risultati del contest #iocollaboro che ha raccolto su Twitter, le storie di collaborazione con l’hashtag #iocollaboro, un link al tuo blog, posti sui Social come Pinterest, ecc..

        L’iniziativa #iocollaboro è stata gestita da Sonia Garau per la Kyrs s.r.l.. Questa società è tra le pochissime in Italia che sviluppa sistemi di Social Network Enterprise e di Team Collaboration.

      • lug 2012Articoli del mese...
      • Una mia intervista nella rubrica Social Media ABC

        Vuoi sapere se il web ed i social media hanno cambiato la mia vita?

        imageLa risposta la trovate una mia intervista Social Media ABC, i social media spiegati da … Leonardo Milan, nella rubrica di interviste curata Riccardo Scarascia, appassionato di informatica, web, new media e marketing nel suo blog nOw media.

        Questa formula di domande brevi e di risposte in 140 caratteri la trovo molto interessante. Oltre gli aspetti di presentazione personale, l’intervistatore tende a far emergere il profilo reale della persona intervistata. Emerge anche una descrizione dei social media di tipo personale, puntando soprattutto al loro utilizzo, alle preferenze, i gusti, ecc.
        Questo approccio tende a far emergere la parte social della persona, e del professionista, facendolo dismettere, per un po’, dall’aria di dare sempre consigli utili ai propri interlocutori: da fai la cosa giusta a dimmi chi sei prima e poi dimmi che cosa è giusto fare per me …

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        Ecco i 40 intervistati da Riccardo Scarascia:

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      • Fare formazione e fare community, occorre individuare la sfi ...

        image_thumb8Segnalo un bell’articolo di SALeF su Innovazione, Etica, Trasparenza, Ambiente nel social web: le Community interne. Questo articolo riprende l’intervento di Fabio Milani in all’interno del Workshop: organizzato da Fineco Innovazione in collaborazione con SALeF.

        In questo articolo son affrontati gli aspetti di maturità delle community aziendali. Aspetto importante, quest’ultimo, poiché una in azienda i gruppi e i network relazionali ci sono sempre stati ed esisteranno sempre anche se non compresi dagli organigrammi. Il livello di riconoscimento di queste reti relazionali e informali differenzia un’azienda gerarchica da un’azienda in rete…

      • Workshop: domande sul social business. L'innovazione e' aper ...

        imageIeri si è tenuto il secondo appuntamento formativo in Fineco Innovazione con la collaborazione di SALeF. Rispetto al precedente workshop del 24 maggio “ Marketing e comunicazione d’impresa attraverso il web e i social media”, questa volta abbiamo affrontato il tema dell’innovazione e soprattutto, grazie all’intervento di Fabio Milani i più circoscritti aspetti dell’”Innovazione, Etica, Trasparenza, Ambiente nel social web: le domande della Community alle aziende”.
        L’ambiente e l’atmosfera informale ha favorito la partecipazione e, dopo una breve introduzione, la discussione è partita subito con domande che andavano incontro alle esigenze quotidiane delle aziende. L’aspetto di fondo, emerso nel corso di tutto il workshop, riguardava la paura, da parte delle aziende, di non governare il processo, di non saper gestire le nuove sfide che i social media pongono alle aziende. la dimensione culturale, in altri termini.
        imageSi fa fatica a innovare, si fa fatica anche ad essere semplicemente presenti online, con i fondamentali a posto. A titolo di esempio, qui di seguito riporto un’indagine (Fonte: Fattore Internet - Boston Consulting Group) da dove emerge che il fatturato delle PMI attive online è cresciuto negli ultimi tre anni, nonostante la crisi! Avere un sito ben posizionato, fare attività nei social media e/o di eCommerce premia. le aziende che non lo fanno, e hanno risultati negativi in termini economici, sono semplicemente inconsapevoli dei vantaggi che perdono nel non fare attività di web marketing. Per quanto riguarda il social web e l’innovazione i dati di fatturato sono meno evidenti, ma riguardano l’esistenza stessa dell’azienda, anche se nel medio e lungo periodo.

        Riporto qui di seguito alcuni aspetti che sono emersi nella discussione durante il Workshop sui social media e sul social business e nello scambio di domande e risposte.

        I social network e la reputazione dell’azienda

        imageDomanda: Se i commenti degli utenti su prodotti o azienda sono negativi ma sono falsi o inesatti ho la possibilità di controbattere affermando competenza e professionalità, ergo trasformiamo la crisi in opportunità?
        Risposta: Sì. Sono i commenti negativi e le osservazioni critiche che possono migliorare i prodotti/servizi. In futuro sarà sempre più la reputation aziendale (o dei prodotti e servizi) a dare valore alle relazioni Marketing e Commerciali. Quello che le aziende a volte non capiscono è che non avere commenti equivale a non essere conosciuti, ricevere commenti negativi nei propri canali Social Media (o blog …) è preferibile che ricerverli:
        - offline (difficilmente intercettabili)
        - online in altri canali non presidiati e/o di difficile rilevazione e monitoraggio

        Ascolto del mercato reale e opportunità per l'innovazione aziendale

        imageDomanda: Se i commenti degli utenti sono negativi e fondati …  l’azienda ha la possibilità di accogliere ad un costo relativamente basso spunti di miglioramento per produrre innovazione di prodotto e di processo che può svilupparsi in tempi molto più rapidi di quelli consueti (che nascono ad esempio a fronte di onerose indagini di mercato)?

        • Risposta: Questo accade se l'azienda ha avviato dei processi trasversali tra il Marketing, customer service e monitoraggio Social Media (meglio se presidiato da un social media manager). Inoltre l'azienda può avere un ruolo anche attivo di richiesta di feedback e non solo passivo di risposta ai commenti (…)

        Sviluppare le competenze interne con le competenze esterne. Come iniziare?

        imageDomanda: Il problema non è tanto quello di portare dentro le aziende le competenze che servono a introdurli e a gestirli, bensì portare in azienda una cultura della gestione  di questi strumenti?

        • Risposta: Piuttosto che "portare in azienda una cultura della gestione di questi strumenti", è meglio puntare ad un cambio di mindset, di paradigmi o almeno sviluppare una  cultura manageriale (e di comportamenti) che siano di coerenza e di trasparenza.
          Gli strumenti vengono dopo. Per ottenere un cambio di mindset e di paradigmi occorre un forte commitment da parte del top management. Senza questo non si va da nessuna parte.

        Domanda: Occorre identificare bene chi fa cosa, se tra i soggetti abilitati a rispondere ai commenti dell'utente debbano rientrare il marketing o i tecnici e quanto tempo e quali modalità impiegare per creare e moderare le community?

        • Risposta: Inizialmente i soggetti abilitati a rispondere possono essere trattati in modo classico: un problema, una funzione, una posizione lavorativa … ecc. Poi occorre pensare ad una governance e a delle policy che includano più soggetti …
          In merito a "quanto tempo e quali modalità impiegare per creare e moderare le community" occorre che sia un impegno che intrecci la strategia aziendale, per creare una Social Media Strategy e Social Business Strategist… intimamente intrecciate.

        La gestione dei processi di business e creazione del valore con i processi di social business

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        Fonte: britopian.com
        Domanda: Come si possono intrecciare i processi interni di produzione con i processi generati dalle relazioni, dalle conversazioni interne ed esterne all’azienda?.

        • Risposta: Le aziende anche attraverso i software gestionali, gli ERP - Enterprise Resource Planning e con la pianificazione produttiva hanno strutturato i processi formali (molte volte solo a livello manualistico). Sono poche le aziende che hanno strutturato processi di CRM - Customer Relationship Management per la gestione del supporto, dei reclami, ecc..
          I processi di social business sono un'altra cosa. Sono questi processi reali che si intrecciano realmente con le relazioni informali tra le persone, in un ambiente che almeno riconosca queste relazioni basate prevalentemente sul chi-conosce-chi, come uniche leve per evolvere la conoscenza tacita e scambiata tra le persone).
          Il Knowledge Management (chi-conosce-cosa) che passa per la conoscenza esplicita, è un ambito ICT che si estingue con il Document/Content Management (System). Il futuro… sta nel Social Business e nella progressiva rarefazione del diaframma interno/esterno dell’azienda.
          Dal mio punto di vista la consulenza di formazione e l’HR 2.0 è un'ottima base di partenza per oltrepassare la porta del formale (le leggi, le norme, le procedure, le verifiche di conformità, ecc.) al sostanziale che altro non è che l'informale: gli asset del capitale umano e del capitale relazionale dell’azienda, tangibili per il cliente e intangibili per chi fa contabilità (non finanziaria).

        Mi rendo conto che nelle quattro ore del workshop sono emersi molti altri aspetti .. ma gli spunti più interessanti mi sembra di averli evidenziati in questo articolo.
        Concludo con una grafica che sintetizza le opportunità interne di social innovation per le aziende.

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      • Prodotti sportivi nell'era digitale, aziende e marketing all ...

        Siamo già entrati nell’era post PC e post Digital: ce ne siamo accorti?

        Qui di fianco riporto, provocatoriamente, un’immagine e con un’affermazione " che bisogno ha una persona di tenersi un computer in casa...?" della prima era digital (fine anni '70) e in pre-era PC. Poi sappiamo com'è andata con i personal computer... Lo scettico dei tempi attuali potrebbe dire “Che bisogno ha una persona di portarsi un computer fuori casa?
        Ora che il computer ce lo portiamo in tasca con lo smartphone, ora che il digitale è quasi ovunque siamo già entrati nell’era post-PC. Con i tablet, con il mobile siamo nell’era delle App e dei personal device, con il M2M siamo l’internet delle cose, ecc..
        Secondo la mia visione, con la crescente socializzazione e la costante connessione, siamo entrati anche nell'era post-digital. Il motivo? Innanzitutto perché il digitale è sempre più un insight degli oggetti e della comunicazione, poi perché il digital si declina e si deve integrare con tutto ciò che non è digitale e con l'offline.
        Da tre anni faccio anche progetti e digital strategies evolvendo questo approccio post-digital… registrando consensi anche da chi ha una formazione di marketing tradizionale. I nativi digitali questa integrazione la vivono come un fatto naturale e senza resistenze di tipo culturale….

        In media le aziende sono in ritardo di 3-4 anni rispetto all’andamento del web e dell’atteggiamento degli utenti rispetto alla tecnologia. E’ coerente, quindi, che ci siano sempre più convegni e momenti di confronto sui vari aspetti del digital marketing. Veniamo al convegno "Marketing al consumo nell'era digitale" tenutosi dopo un’assemblea di Assosport.

        Il convegno "Marketing al consumo nell'era digitale"

        Se si voleva avere l’impressione delle difficoltà delle aziende nella crisi dei consumi e nella gestione dei digital soprattutto in una prospettiva dell’aumento del potere che i social media hanno messo in mano ai consumatori, occorreva esserci al convegno del 28 maggio: "Marketing al consumo nell'era digitale" promosso da Assosport, con la la collaborazione di Andrea Vidotti - Ideeuropee.
        L’iniziativa è stata ospitata presso la splendida location di H-FARM a Roncade (TV) e con l’occasione ho conosciuto anche i co-fondatori Riccardo Donadon e Maurizio Rossi.
        Durante il convegno ho preso alcuni appunti che voglio qui di seguito condividere, perché c’erano seguenti rappresentanti di aziende italiane, di produzione e distribuzione operanti in ambito sportivo, invitati dal coordinatore Enrico Finzi a dibattere in una tavola rotanda su “Marketing al consumo nell'era digitale”:

        • imageEnrico Drago – A. D. Zara Italia
        • Alberto Baldan - A.D. La Rinascente
        • Marco Odolini - A.D. Sportland
        • Andrea Catellacci - Presidente Universo Sport
        • Corrado Raimondi - Direttore Commerciale Adidas Italia
        • Emilio Morabito - Country Manager Amer Sports Italia

        Riporto qui di seguito gli appunti con i miei relativi commenti.
        Ecco alcuni appunti presi dagli interventi delle aziende prima citate.

        Problema del controllo e della titolarità della relazione con l’utente.

        image- “Una volta che li abbiamo coinvolti nella nostra fan page su Facebook, dobbiamo riportarli nel nostro sito. Stiamo perdendo consenso. Dobbiamo riprenderci il controllo soprattutto dei dati” … “il problema è la conversione, i social devono diventare uno strumento di conversione: devono poter  spingere l’utente ad andare poi nel negozio, a comprare…”
        - Sono affermazioni che tradiscono una certa nostalgia 1.0, quando cioè l’azienda poteva pianificare nei media, puntare sulla brand awareness (conoscenza della marca), con tutte le rassicuranti metriche di costo a contatto che incrementava le vendite.

        eCommerce e investimenti sulla visibilità… per competere nel mercato globale

        image- L’eCommerce insieme ai Social Media, sono stati gli argomenti più ricorrenti nei vari interventi. La prospettiva in cui si muovono gli articoli sportivi, infatti, prevede che la vendita online raggiungerà nel giro di pochi anni il 25% del mercato. Questa prospettiva non preoccupa i produttori, i brand, ma i rivenditori, retail. L’eCommerce insieme alla diffusione dei negozi mono-marca rappresentano una prospettiva che andrà a erodere progressivamente i rivenditori.
        - La criticità maggiore è stata focalizzata nella vendita online da parte del rivenditore multi-brand.
        - Internet è un luogo di decisione di acquisto e le attività di Search Engine Marketing sono quelle più affidabili, visto il costo delle attività SEO - Search Engine Optimization e SEM - Search Engine Marketing si evidenzia il fatto che “la rete non è più democratica: occorre pagare per essere visibili”, un piccolo brand ha difficoltà ad emergere, quindi.
        - La visibilità comprata attraverso SEO e SEM riduce il problema del frazionamento: per esempio su YouTube ci sono milioni di video ed i brand hanno difficoltà ad emergere, ad essere visti … a di ventare virali, dunque…

        La rete, le aziende ed i Social Network

        image- Gli interventi più accesi erano però sempre più sui Social Network che su altri aspetti del marketing digitale. La parola chiave utilizzata è stata Integrazione dei Social Network con il resto del marketing aziendale (come volevasi dimostrare...).
        - Opportunità da cogliere nei Social Network: la rete democratizza e consente ai piccoli/medi di emergere a livello globale.
        - La sfida di internet è una sfida globale, ma “nessun produttore word brand lo è diventato tramite internet”. Anche questa affermazione non ha generato una levata di scudi.
        - Enrico Drago, A.D. di Zara, un approccio molto fluido con il digital e con i Social Network: il passaparola è sempre esistito ed i social network sono il passaparola che diventa pubblico.  I Social Media ci spingono a fare meglio, ci spingono a innovare, continuamente.

        Prodotti: eccesso di offerta, crisi e opportunità

        image- “I Social Network sono una moda”. Questa affermazione è passata tra i relatori senza levate di scudi …
        - L’offerta di prodotti super la domanda, ci saranno forti ristrutturazioni ed aziende che chiuderanno nel prossimo futuro.
        - Il digital e la rete dev’essere utilizzata anche per la comunicazione interna, per migliorare il rapporto con il fornitori e produttori, per la gestione degli ordine … non solo per vendere online.
        - Per il retail la sfida è la competizione con gli store delle marche, i mono-brand. Il multi brand devono organizzare eventi dentro i punti vendita, essere flessibili, puntare di più sul servizio al cliente dentro il negozio: abbiamo perso la professionalità della vendita. Far capire al cliente che cosa vuole
        image- Presidiare o no il retail? Il multi marca è destinato a ridursi. Occorre essere multi modello. Forti sprechi per provare nuovi modelli. Scelte difficili nel caso in cui ci dono poche risorse.
        - Ci vuole innovazione, niente nostalgia. Della nuova fase non sappiamo come e se finirà la crisi. Non è un ciclo. O un’azienda ha la massa critica per presidiare tutto il ciclo produttivo, tutta la filiera distributiva oi va in crisi.
        - il mondo del lusso sta andando in questo senso: stanno aprendo negozi e gestendo direttamente il cliente … avendo in mano tutta la filiera produttiva.

      • giu 2012Articoli del mese...
      • Come pubblicare contenuti interessanti, anche per uno shop o ...

        Mi è stata segnalata questa infografica di Zalando “Tutti pazzi per le scarpe, curiosità e stravaganze” (disclosure: non ho ricevuto nessun pagamento dall'azienda per questa mia pubblicazione e per esprimere le mie opinioni). Questa iniziativa di content management e di engagement, ha colto la mai attenzione perché si differenzia, non di poco, dalla concorrenza per queste caratteristiche che, brevemente, vado qui di seguito a riepilogare:

        • Affronta il tema "Moda e Lifestyle" superando le convenzioni, hanno provato a indagare anche sulle emozioni.
        • E’ spiritosa, ironica (inizia dicendo che per il 17% delle donne ricevere in regalo brutte scarpe le portano alla separazione)
        • E’ un’iniziativa a puntate (di infografiche e di videografiche)
        • Parla della scarpe, in-forma sulle curiosità attorno alle scarpe senza nessun riferimento indiretto al proprio store online.

        Curiosità e stravaganze sul mondo delle scarpe

      • Facebook e brand community. Top social media, le aziende pi& ...

        imageRiporto qui di seguito un report di Socialbakers che riassume la presenza delle aziende nei Social Media in Italia.

        La rilevazione riportata infondo all’articolo, riguarda il mese di maggio 2012 e tiene conte dei seguenti parametri e metriche:

        • Numero dei fans (in migliaia) dei brands e dei media
        • L’engagement (ER - Engagement Rate) il grado di coinvolgimento degli utenti, un tasso calcolato come media numero di like, commenti e azioni per post in un determinato giorno, diviso per il numero totale dei fan della pagina. Riflette la percentuale di fan che interagisce in media con i post pubblicati.
        • Il tasso di risposta (RR -Responce Rate), calcolato come il numero di post generati dall’azienda/brand, diviso per il numero totale dei post generati direttamente dagli utenti (user-generated post).
        • Interazioni, PTA (people talking about), il numero delle persone che “parlano” e interagiscono con la pagina attraverso la condivisione/sharing, like, commenti, ecc.

        Facebook è un buon avvio per una brand community.

        imageIl numero dei fan, vale a dire il like alla pagina non fa il simpatizzante… e non fa nemmeno il potenziale cliente del brand. Potremmo definire il tasso di risposta (RR -Responce Rate), come un indice di community, di partecipazione attiva degli utenti.
        Nel Responce Rate dominano brand vettori come EasyJe, Meridiana e Alitalia (utilizzo di Facebook come supporto e servizio?), affiancati da gestori telefonici/mobile come 3 Italia e Wind. Nel settore fashion/outlet spicca Serravalle Designer Outlet e nell’eCommerce Privitalia.

        Nell’ engagement (ER - Engagement Rate), prevalgono invece i brand fashion come Valentino, Salvatore Ferragamo, Bottega Veneta fiancheggiati dall’automotive: Audi e BMW.

        Nella statistica riportata qui a fianco, ho generato una ricerca che tag “eCommerce” Groupon risulta quinto, dopo Luisa Via Roma,  Extreme Silver Gioielli, Euronics Italia, Alviero Martini Prima Classe. Riflettendo un po’ su questi dati mi risultano insufficienti e omissivi di molti brand attivi sull’eCommerce e che hanno una pagina fan. Con tutta probabilità Socialbakers effettua il monitoraggio solo di alcune pagine fan italiane. Andando alla ricerca dei dati in dettaglio scopro che sono monitorate solamente 509 pagine Facebook in Italia.

        I giovani che utilizzano Facebook stanno diminuendo

        La penetrazione di Facebook in Italia è 37,35% rispetto alla popolazione del paese e 72,26% in rapporto al numero di utenti di Internet. Il numero totale di utenti Facebook in Italia sta raggiungendo 21.697.380 ed è cresciuto di oltre 808.120 negli ultimi 6 mesi. L’immagino sotto riportata sintetizza la demografia degli utenti Facebook italiani, dimostrando come la metà sia composta da giovani sotto i 34 anni.

        image

        Il problema è che giovani che utilizzano Facebook stanno diminuendo, soprattutto la fascia 13-18 anni… come potete constatare dalla seguente grafica:

        Chart

        Ecco il report di Socialbakers.

        Vedi anche un recente articolo di Leonardo Bellini sull’argomento.

      • mag 2012Articoli del mese...
      • Innovazione strategica con web e social media

        imageIeri ho tenuto un workshop promosso da Fineco Innovazione e Develon. Coadiuvato da Giovanni Fagherazzi e in presenza di una ventina di aziende, ho fatto un intervento su “Marketing e comunicazione d’impresa attraverso il web e i social media”. Abbiamo affrontato la seguente agenda di argomenti:

        - Comunicazione d’impresa e web
        - Social Media Marketing, dati statistici approcci, strategie e buone pratiche, case history (da domande e approfondimenti richiesti dai partecipanti al workshop)
        - I Social Media in azienda: Social Business
        - Innovazione con il Social Web, Il tema trasversale di tutta la presentazione

        La comunicazione d’impresa è stata affrontata in chiave digital, partendo dai seguenti aspetti:

        • Identità
          • Non è un nome, non è un’immagine, non è pubblicità …
          • È ciò che dicono (e pensano) di noi i nostri clienti ( e tutti gli altri partner, fornitori … portatori d’interesse - stakeholder), è la nostra reputazione
        • La reputazione
          • È fatta di comportamenti e di coerenze
          • È fatta di contenuti e di trasparenze
        • I contenuti
          • Derivano dal posizionamento nel mercato
          • Dai valori distintivi dell’impresa e dei suoi prodotti
          • Contenuti che consentano all’azienda di essere in sintonia con le persone, vuol dire avere e/o elaborare contenuti in cui le persone possano riconoscersi, che possano condividere … prodotti destinati a migliorare o semplificare la vita …

      • La social attenzione e la motivazione alla condivisone in re ...

        imageMi sono recentemente imbattuto su due post che riprendevano la piramide dei bisogni Maslow ho poi trovato anche un’infografica … Sono troppe le coincidenze per prendervi uno spunto per un approfondimento e per esprimere la mia opinione in materia. Innanzitutto la piramide di Maslow non mi è mai piaciuta: è troppo semplificata, non descrive i percorsi i processi di soddisfazione e, infine, monodirezionale (dal basso verso l’alto).
        Abbinare a questa scala/piramide i Social Network la trovo un’operazione interessante per l’aspetto divulgativo ma con basi molto fragili che somma due limiti: la classificazione dei bisogni e l’abbinare un Social Network ad un bisogno e basta (vedi infografica pubblicata alla fine di questo articolo).
        Quello che volevo (cercare) di approfondire, però era un aspetto che sotto intende la scala dei bisogni correlata ai Social Network: quali sono le motivazioni che spingono le persone, sempre in numero maggiore, a condividere in rete dei contenuti (opinioni, foto, video, preferenze,  conoscenze, link, ecc. ecc.) esponendo le proprie relazioni (rete sociale), creandone anche di nuove (social graph),  mutuate principalmente dai servizi web di social networking.

        L’economia nei social network alla ricerca la felicità

        Le motivazioni alla condivisione per gli utenti sono già state riportate in diversi articoli questo blog. Vorrei affrontare qui alcuni aspetti che non ho mai approfondito finora. L’economia della felicità prevede che ci siano due principali beni che vengono scambiati:

        • imagei beni posizionali (differenziazione): definiscono il prestigio, lo status della persona, la sua posizione nella società attraverso le simbologie dell’avere, del possesso dei beni che definiscono la posizione nel gruppo sociale
          • quando prevale la ricerca dei beni posizionali, gli utenti dei Social Network tendono a differenziarsi, a postare contenuti dando poca attenzione ai contenuti degli altri (… utenti come entità monadi, da monos che significa “uno”, “singolo”, “unico”)
          • la motivazione narcisistica e autoreferenziale è, oltre che un luogo comune, un falso mito dei Social Network, non ne rivela l’essenza, non spiega l’estensione, non coglie il senso del tempo: la rete sociale è sempre esistita ed è pre-capitalistica 
          •  beni posizionali riguardano quei brand che vogliono essere riconosciuti per il valore acquistato dal cliente
        • imagei beni relazionali (identità): beni come l’amicizia, l’affetto, la stima, ecc.  definiscono le persone per la rete dei contatti, della soddisfazione dei rapporti sociali delle persone: è il capitale relazionale (sociale) dell’individuo, senza questi beni relazionali non solo non è felice ma potrebbe anche non sopravvivere
          • quando prevale la ricerca dei beni relazionali, gli utenti dei Social Network si riconoscono in community, prevale reciprocità, la messa a disposizione delle conoscenze, con attenzione alla responsabilità sociale (e l’attenzione alle aziende che si fanno riconoscere per la loro attenzione ai territori delle loro comunità …)
          • la rete sociale ibrida dei Social Network concretizza questo bene relazionale, è un’economia di scambio che nei social network si muove alla ricerca la felicità relazionale
          • beni relazionali riguardano quei brand che vogliono essere riconosciuti per il valore scambiato tra le persone (clienti e non clienti) entrando in contatto con il prodotto, poi in relazione con il brand e poi in condivisione peer to peer

        Una prospettiva per i Social Brand

        imageE’ chiaro che i beni posizionali derivati dalla rete non sono facilmente acquistabili come i beni di consumo. certamente se una persona ha uno status elevato (successo, visibilità, notorietà, ecc.), può facilmente ottenere migliaia di follower su Twitter… ma non per questo ottiene i beni relazionali che solamente una rete  tra pari (di affettività o di affinità) può garantire.  
        imageLa rete sociale ibrida (che si realizza sia online che nel mondo fisico) di un Social Network, si alimenta soprattutto del capitale relazionale determinato dai beni relazionali come abbiamo illustrato sopra. I social network, visti con gli occhi della piramide dei bisogni Maslow, riescono ad aiutare i propri utenti a soddisfare gran parte di questi bisogni:

        • di autorealizzazione posso raccontare come voglio me stesso e posso anche usare le mie competenze per aiutare qualcuno (Riva, 2008)… anche attraverso il dono, la gratuità ottengo la gratitudine, il riconoscimento degli altri: realizzazione = relazione. Nel mondo fisico (è un mondo reale anche quello online), il dono e la riconoscenza nasce dalla conoscenza, nei Social questa esperienza di aiuto/dono si estenda anche ai legami deboli (i contatti online).
        • di autostima si possono scegliere gli “amici” ma io a mia volta posso essere scelto da altri; per cui se tanti mi scelgono accresco la mia autostima
        • di appartenenza, associativi, alla rete sociale ibrida (Social Network) con gli “amici” posso comunicare, condividere foto e scambiare opinioni
        • di sicurezza in Facebook le persone con cui si comunica sono solo “amici” e non estranei

        imageUn’azienda che intende posizionare i prodotti nei Social Media e diventare un Social Brand deve quindi porsi in relazione con i beni relazionali, con l’identità digitale dell’utente, con la sua costruzione dei beni come l’amicizia, l’affetto, la stima … della sua rete sociale attraverso i social network.
        E’ questa una prospettiva: di prodotti che diventano Social Brand perché, appunto, condivisi come beni relazionali nelle community degli utenti/clienti! Un Social Brand non può solo comunicare, deve rappresentare dei valori, li deve narrare farli diventare storie che si scambiano e si combinano con le storie delle persone, con i contenuti (post, commenti) condivisi dagli utenti in rete … ascoltando l’esperienza d’uso, catturando l’insight

        La condivisione è un’esperienza di flusso che supporta l’autorealizzazione

        imageE’ questa l’essenza dell’esperienza di flusso, che si ottiene con la partecipazione ai Social Network, le news diventano novità da condividere, sono vicine, filtrate dagli amici e conoscenti, per affinità affettive ed elettive, perciò valide, credibili, dentro questa dimensione di conoscenza e di fiducia, con la possibilità di approvarle (like) e di commentarle, avvicinandosi a questi contenuti. Fare inserzioni pubblicitarie in queste conversazioni è rischioso, soprattutto se non sono contestuali all’argomento, alla conversazione, all’oggetto del discorso. 

        • è un tempo concentrato, siamo attratti dal flusso, abbiamo l’attenzione deli altri, diamo attenzione (risposte, commenti, feedback) agli altri
        • è un tempo dilatato, in questa esperienza di flusso l’individuo si immerge, perde anche la cognizione del tempo, viene assorbito, ecco perché il tempo nei Social Network sta diventando la maggior parte del tempo che passiamo quando siamo in internet.

        imageLa condivisione e l’esperienza di flusso, potrebbe delinearsi su due tipologie di motivazioni (e non di persone): quelle tra utenti nei social (Social Web), affrontata in questo articolo e le motivazioni alla condivisione da parte degli utenti all’interno delle loro aziende (Social Business e Social Enterprise), che approfondirò in un altro articolo.
        Vedi anche: Flusso dei messaggi, entropia. immediatezza e dispersione nei social network

        Riporto qui di seguito alcune immagini che supportano gli argomenti trattati nell’articolo.

        Immagine sulla Piramide di Maslow 2.0 tratta da Frèderic Cozic:

        Piramide di Maslow 2.0

        Infografica creata da SMTT e Lombock:

        Piramide di Maslow 2.0

        I desideri ed i desideri: Gamification (fonte: Bunchball):

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