Project Natal e Microsoft's Vision For 2019: la nuova frontiera dell’usabilità.

Riporto qui di seguito un’interessante novità ed evoluzione nel mondo dei video giochi che potrà portare interessanti novità anche nel mondo web e della fruizione dei media digitali in generale. Sono due video divertenti ma che nascondono importanti novità circa le tendenze e gli scenari strategici dell’usabilità e della convergenza digitale. I siti web consumer e di entertainment dovranno tener conto – secondo me a partire già dal 2010-2011 – della nuova esperienza d’uso che si sta lanciando con la sfida nei video giochi: l’interfaccia vuoi che sia un joystick, una tastiera o un mouse tendono ad essere superati da nuovi strumenti che riconoscono il movimento delle mani (e non solo): è la che prende il sopravvento.

“Project Natal”: motion controller for Xbox 360

La nuova versione XBox prevista per il 2010

 

Questo video è interessante perchè pone la X-Box e i video game in generale, a traino di due aspetti che possono interessare gli utenti internet/web:
– Abilita una nuova frontirea dell’usabilità. Ben inteso la novità non è mai solamente tecnologica, ma è nell’uso (customer experience) e nella sua diffusione.
– Abilita anche una spinta alla convergenza. In questo caso la convergenza che viene spinta è quella PC-Televisore (nei video game è usato com monitor).
Sono convinto che se il canale di diffuzione del futuro sarà il cavo al posto dell’antenna o della parabola … (questo aspetto merita ben altro approfondimento), sarà anche vero che il televisore sarà sempre più convergente con i dispositivi computazionali (i PC, notebook, ecc.) che abbiamo in casa.

Microsoft’s Vision For 2019

La futura interazione mobile-desktop secondo Microsoft:

 

Mi ricordo che nel lontano 1993, alla SDA Bocconi ci vecero vedere un video simile, sempre della Microsoft, dove si illustrava la possibilità di condivisione dei documenti e delle informazioni aziendali a livello planetario. In quel video, tra l’altro la Microsoft non considerava internet come il driver/mezzo della condivisione ma la intranet aziendale.
Ovviamente l’enfasi era Server Microsoft centrica, applicativi e sistemi compatibil e integrati (è la forza della corporate americana). In quel video c’erano, col senno di poi, gli elementi che poi si sarebbero realizzati con la piattaforma Unified Communications e con la tecnologia VoIP.
Nella realtà si è realizzata la convergenza PC-Mobile con gli Smartphone ed è stata tutta un’altra storia. Perchè? Perchè innanzitutto la Microsoft NON poteva presidiare/controllare lo sviluppo del mobile (allora, nel 1993, i cellulari sfondavano le tasche, non c’erano le prepagate … e gli SMS non c’erano e quando sono stati disponibili, per l’utenza business,  arrivavano 3-4 ore dopo …) e quindi NON poteva prevederlo. concepirlo nel proprio futuro.
Questo Microsoft’s Vision For 2019 va preso come “il futuro secondo Microsoft”, quindi. Questo mi dice la mia esperienza. Qualcosa mi dice che l’usabilità e la convergenza del futuro non sarà fatta solo di windows …

Conclusioni

I due video propongono scenari interessanti (Microsoft’s Vision For 2019 è più futuribile …), di convergenza e di superamento dei joystick, delle periferiche, dei mouse, ecc. come strumenti di comando e controllo degli applicativi hardware. Guardando questi viene da pensare ad un progressivo superamento della dicotomia hardware/software, in favore dell’usabilità e della fruibilità delle nuove interfacce.
Riuscire a preveere il futuro nella tecnologia è difficile, in quanto il mercato si sposta a ondate e mode dove una soluzione/prodotto è presto sostituita da una nuova scoperta/innovazione.
Come diceva Lord John Browne:
“Rinunciare all’illusione di poter prevedere il futuro è un momento liberatorio. Bisogna acquistare la capacità di reagire… la creazione di tale capacità è lo scopo della strategia“.
La strategia migliore, secondo me, non è solamente quella difensiva/adattiva, ma quella che è anche in grado di anticipare il futuro, anche senza prevedere, ma con l’intuito, il rischio e l’innovazione costante.

Leonardo Milan

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L’etica professionale e le morali personali

Dov’eravamo rimasti?

In quest’ultimo periodo ho trascurato il mio blog. La trasparenza che richiede un blog personale confligge con esigenze e condizionamenti professionali.
Il dilemma è tra la trasparenza e la sincerità che mi spinge spontaneamente a scrivere su queste pagine e il fatto che questo blog, in definitiva, non è un mio blog personale ma un blog professionale.
Un blog professionale si presta quindi anche a essere letto dai meno amici, dai lettori non interessati agli argomenti da me trattati ma a controllare i miei passi, magari per carpire idee e/o intenzioni con scopi non sempre moralmente condivisibili… almeno da me.
Devo darmi un’etica professionale anche per questo blog? Probabilmente sì: ritengo sia corretto che io continui a scrivere per chi è interessato ai contenuti, alle materie, agli argomenti che a volte sfioro e a volte approfondisco con cura per i lettori/utenti del blog. Per i controllori non so che cosa scrivere non è il mio target di riferimento, non sono i miei interlocutori.
Nei miei studi giovanili (esame di statistica), avevo approfondito la differenza tra atteggiamento (facilmente misurabile, di tipo dichiarativo) e il comportamento (misurabile solo dall’osservazione diretta, difficilmente misurabile a livello statistico se non con interviste e/o questionari interpretativi, con domande incrociate e di verifica).
Potremmo dire che la morale sta all’atteggiamento ed all’intenzione, alla colpa (dovrei fare così, ho i sensi di colpa se non lo faccio …) e l’etica sta al comportamento ed alla responsabilità (ai rimedi, quindi e non alle colpe).

La morale delle intenzioni: mi hanno detto di fare così

La morale e le morali, ci vengono dall’educazione, dal costume, dalla tradizione (fino al galateo …), che ci indicano gli atteggiamenti da tenere nei contesti in cui le morali intervengono come dominanti. Rispettare queste morali ci fa star bene nel senso che non ci fa sentire in colpa, in trasgressione, ma omologati al gruppo/morale.
L’aveva ben capito lo psicologo tedesco , il quale nel suo sistema terapeutico inserisce ogni individuo all’interno della propria : quando si è accettati (insider) ci si sente avvolti dal sentimento dell’innocenza; quando si è fuori dalla costellazione (outsider) ci si sente puniti con il sentimento della colpa.

L’etica della responsabilità: un punto di vista in movimento

L’etica ricerca il giusto, il che cosa fare, “la cosa giusta”, basandosi sui propri principi, valori, esperienza. Ciò che può non essere giusto in un determinato contesto/costume/morale, può essere giusto o accettato in un altro contesto … ciò che può non essere considerato giusto ora può esserelo invece in futuro … e così via. E’ il destino degli outsider, degli anticipatori.
Ecco, credo che l’etica professionale  sia molto di più di un semplice codice deontologico (il codice è indotto, è prescritto, è fatto da altri, dall’ordine professionale, ecc.), ma sia un comportamento, una costante ricerca e mediazione tra le opposte morali che confliggono sempre nella nostra vita quotidiana.

Se un tuo collega è anche tuo amico, che cosa prevale in caso di dissenso professionale? Qual’è la cosa giusta da fare nella propria attività professionale nel caso ci sia la perdita della fiducia nella persona/amico? E nel caso in cui l’amicizia sia usata per condizionare le scelte o i favori nell’ambito lavorativo? Si può interrompere l’amicizia e continuare a collaborare con il collega? Si può parlare di amicizia nel lavoro o ci sono solo amicizie professionali, condizionate quindi più dagli interessi che dai principi di lealtà?
Quale la mediazione tra principi etici e interessi in un’ottica di etica aziendale? Siamo sicuri che la vision di un’impresa/azienda, possa essere in contrasto con la dimensione etica dell’impresa? Quanto di questa dimensione etica determina la sua cultura organizzativa (intesa come l’insieme dei valori, delle norme, degli artefatti e degli assunti taciti che caratterizzano un’organizzazione) e la realtà del clima aziendale percepito?

Non solo la morale dell’amicizia ma anche la morale del genitore confligge spesso con le esigenze professionali, dell’azienda, delle attività da finire per un cliente… ecc. definirei, quindi l’etica professionale con un insieme di regole comportamentali “a tendere”, che ci spingono ad assumerci delle responsabilità  (intesa come assunzione del rispondere dei propri comportamenti e scelte, senza demandare ad altri…), a fare alcune cose ed altre no, mediando continuamente con le intenzioni che ci vengono dalle regole morali, nel rispetto dei limiti dell’umanità che c’è in noi e dell’altro che è come noi, innanzitutto.
Non ci sono ricette e nemmeno scorciatoie. Solo così possiamo tentare di dare corpo e fiato all’etica della responsabilità anche in una situazione di costante compromesso com’è l’ambiente lavorativo, creando le basi per una nostra e solo “nostra” etica professionale.
Si può sbagliare ed essere corretti, si può osteggiare sincerità e correttezza e poi invece (più o meno di nascosto) manipolare persone e situazioni… Anche queste esperienze ho vissuto (chi no?) e vi assicuro che ci sono tante morali che girano tra professionisti, colleghi, aziende e poche etiche professionali: scarse consapevolezze dei propri limiti e dei limiti che impongono le morali… un vortice abitudini e di coazioni a ripetere, dominate dalla paura e che ci allontanano dal coraggio della responsabilità.

Per questo blog il mio comportamento sarà, quindi, quello di proseguire, come ho sempre fatto, nell’approfondimento di “Scrivo su quello che m’incuriosisce … e che vorrei leggere”, seguendo l’ombra della mia etica professionale… in movimento.

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