Le parole per dirlo: le caratteristiche umane nelle chat e nelle interfacce dell’Intelligenza Artificiale.

Le professioni basate sul dialogo, come psicologi, counselor, coach, docenti e formatori, ecc. stanno vivendo una trasformazione radicale con l’introduzione delle AI – Artificial Intelligence antropomorfe sotto forma di chatbot (vedi anche: GPT: “Professional Coach” creata da WikiCoaching), avatar e assistenti virtuali domestiche come Alexa (Amazon Echo), Google Nest (ex Google Home), ElliQ, ecc. Queste tecnologie, progettate per emulare il comportamento umano, offrono potenziali vantaggi ma anche significative sfide per i professionisti del settore.
Questo articolo prosegue la riflessione avviata con “Le App dell’Intelligenza Artificiale generativa sostituiranno i coach?”, esplorando l’antropomorfismo nelle interfacce AI e le sue implicazioni per queste professioni, ponendo un’attenzione particolare sui rischi e le opportunità che tali tecnologie presentano.

Antropomorfismo e etopoiesi

L’antropomorfismo è la strategia di attribuire caratteristiche umane a oggetti non umani, utilizzata intenzionalmente dai progettisti di tecnologie interattive per rendere le loro interfacce più simili agli esseri umani. Questa tecnica riguarda soprattutto l’espressione e l’interazione, come le formule di cortesia utilizzate ad esempio da ChatGPT o la voce articolata e fluida che rende alcuni sistemi quasi indistinguibili dagli esseri umani: il 40% già adesso non riesce a farlo.

L’etopoiesi è il processo di formazione e sviluppo del carattere morale e delle virtù etiche di una persona: la cura di sé. È la tendenza naturale degli esseri umani a proiettare comportamenti intenzionali e perfino una coscienza “animistica” su oggetti inanimati o manifestazioni naturali. Questo fenomeno, che ha radici evolutive, ci aiuta a prevedere e sfruttare meglio l’ambiente circostante per raggiungere i nostri scopi strumentali.

Questa distinzione non è oziosa ma fondamentale per capire chi è responsabile di cosa: l’antropomorfismo è sotto il controllo del produttore e può essere regolamentato, mentre l’etopoiesi è una risposta innata dell’utente, che è in relazione con la sua attenzione e la sua consapevolezza (vedi anche: L’importanza dei livelli di Attenzione per risvegliare la consapevolezza e “Cosa sono i Livelli di Consapevolezza tratti dalla Psicologia Integrale“)

Antropomorfismo: una strategia commerciale efficace utilizzata dai produttori AI

L’antropomorfismo è utilizzato deliberatamente dai progettisti di AI per rendere i loro sistemi commercialmente più attraenti e gratificanti, come la recente ulteriore umanizzazione della chat audio di Chat GPT sta a dimostrare. Questo approccio sfrutta il nostro innato desiderio di interazione umana. La cortesia e la confidenzialità affettata che troviamo nelle risposte di molti chatbot, ad esempio, non sono casuali ma progettate anche per abbassare le difese dell’utente e renderlo più incline a fidarsi e interagire con il sistema. Infondo questo spiega il successo del lancio di Chat GPT nel novembre del 2022.

Il concetto di simpatia di Robert Cialdini, una delle sei leve della persuasione, è particolarmente rilevante in questo contesto. L’antropomorfismo delle interfacce AI può rendere questi sistemi non solo più accattivanti ma anche più persuasivi, abbassando le difese critiche degli utenti. Questo effetto potrebbe essere sfruttato per raccogliere informazioni personali e influenzare i comportamenti di consumo, aumentando il rischio di una manipolazione sottile ma potente.

Il rischio di etopoiesi eccessiva

Questa umanizzazione delle interfacce AI potrebbe avere effetti collaterali indesiderati, soprattutto se porta a un’etopoiesi eccessiva.
Gli utenti, in particolare i giovani o le persone più vulnerabili, potrebbero sviluppare una fiducia eccessiva nei confronti di questi sistemi, dimenticando che sono, in definitiva, servizi digitali gestiti da aziende con interessi commerciali. Questo potrebbe condurre a un affidamento eccessivo su questi strumenti, diminuendo la capacità critica e aumentando il rischio di manipolazione anche per finalità illecite (ricordo che le AI generative sono anche open source e quindi possono essere gestite anche per queste finalità fraudolente).

Impatto sulle professioni che utilizzano il dialogo come elemento essenziale

Le professioni che si basano sul dialogo, come psicologi, counselor, coach, docenti e formatori, potrebbero essere profondamente influenzate dall’introduzione di AI antropomorfe.

  • Da un lato, queste tecnologie potrebbero offrire un supporto immediato e accessibile, migliorando l’accesso ai servizi di supporto psicologico e formativo.
  • Dall’altro, c’è il rischio che le AI antropomorfe possano ridurre la percezione del valore umano nelle interazioni terapeutiche e formative, sostituendo in parte il ruolo di professionisti qualificati con algoritmi che, per quanto avanzati, non possono replicare la complessità e l’empatia umana.

È fondamentale quindi considerare un equilibrio dove le AI possano essere strumenti di supporto, senza però sostituire l’insostituibile valore del dialogo umano.

Benefici dell’antropomorfismo nelle interfacce AI

L’antropomorfismo nelle interfacce AI, come l’uso di avatar umani e linguaggio naturale, può rendere la tecnologia più accessibile e piacevole da usare.
I chatbot con voci umane, ad esempio, possono aiutare a ridurre l’ansia tecnologica, rendendo l’interazione più familiare. Questo è particolarmente utile per le persone meno tecnologiche o per coloro che necessitano di un supporto empatico, come gli anziani o chi ha bisogno di assistenza sanitaria. Inoltre, un’interfaccia antropomorfa può migliorare l’efficacia dell’apprendimento nelle piattaforme educative, rendendo l’esperienza più interattiva e coinvolgente.

Rischi dell’antropomorfismo nelle Interfacce AI

Mentre l’antropomorfismo può facilitare l’uso della tecnologia, esso rappresenta anche una forma di manipolazione. Gli utenti possono sviluppare un’eccessiva fiducia nelle AI antropomorfe, percependole come più competenti to benevole di quanto non siano in realtà. Questo può portare a una riduzione del pensiero critico, rendendo gli utenti più suscettibili a influenze esterne e manipolazioni commerciali.p (per non parlare delle manipolazioni informative e politiche…) Ad esempio, un chatbot antropomorfo potrebbe convincere un utente ad acquistare prodotti o servizi non necessari, sfruttando la percezione di una relazione umana.

Regolamentazione e trasparenza

L’antropomorfismo può essere utilizzato in modo etico per migliorare le esperienze d’uso degli utenti senza manipolarli. Ad esempio, le aziende possono essere trasparenti riguardo all’uso di AI, informando gli utenti che stanno interagendo con una macchina. Questo può aiutare a mantenere il pensiero critico attivo. Inoltre, l’antropomorfismo può essere limitato a contesti dove il beneficio supera i rischi, come nel supporto psicologico o nell’educazione, dove la percezione di empatia e comprensione può avere un impatto positivo significativo.

Anche con la trasparenza, il rischio di manipolazione rimane. Le AI antropomorfe possono raccogliere dati personali in modo più efficiente, poiché gli utenti sono più inclini a condividere informazioni con entità percepite come umane. Questo può portare a un uso improprio dei dati raccolti, con implicazioni etiche significative. Inoltre, la regolamentazione di queste tecnologie è spesso in ritardo rispetto alla loro implementazione, lasciando spazio per abusi.

Sintesi delle criticità e ipotesi di soluzione

Fiducia eccessiva nei chatbot e negli assistenti virtuali

Implementare avvisi chiari e trasparenti che informino gli utenti delle limitazioni e delle capacità delle AI può aiutare a mitigare il rischio di fiducia eccessiva. Potrebbe essere utile anche limitare l’uso dell’antropomorfismo nelle AI per ridurre il rischio di eccessiva fiducia, utilizzando interfacce più neutre? Non credo che sia commercialmente praticabile.

Raccolta dati pervasiva

Rafforzare le politiche di privacy e trasparenza, con opzioni chiare per limitare la condivisione di dati personali, è essenziale. Ridurre la quantità di dati raccolti dalle AI antropomorfe e garantire un controllo rigoroso da parte di enti indipendenti potrebbe anche aiutare a proteggere la privacy degli utenti? Regolamentazione!

Manipolazione dei comportamenti di consumo

Regolamentare le pratiche di marketing delle AI, garantendo che le promozioni siano etiche e non manipolative, è cruciale. Potrebbe essere necessario anche regolamentare o proibire l’uso di tecniche persuasive nelle AI antropomorfe in contesti commerciali, per prevenire la manipolazione.

Impatto sui giovani e sulle persone più vulnerabili

Educare queste fasce di popolazione sui rischi associati all’interazione con le AI e sviluppare strumenti di controllo parentale è fondamentale. Limitare l’accesso delle AI antropomorfe a giovani e vulnerabili, utilizzando solo interfacce con minori caratteristiche umane, può essere un ulteriore passo per proteggere questi gruppi? Non credo sia fattibile…

Tra opportunità e rischi

L’antropomorfismo nelle interfacce AI rappresenta una potente innovazione con potenziali benefici significativi per l’usabilità e l’adozione tecnologica.
È essenziale allora affrontare i rischi associati attraverso regolamentazioni adeguate e l’educazione degli utenti. Trovare un equilibrio tra benefici e protezione degli utenti è cruciale per sfruttare al meglio le potenzialità dell’AI antropomorfa.

Per le professioni basate sul dialogo, come psicologi, counselor, coach, docenti e formatori, l’integrazione di AI antropomorfe2 potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui operano. Questi professionisti potrebbero utilizzare le AI per migliorare l’accessibilità ai loro servizi, offrendo supporto immediato e personalizzato. Queste professioni dovranno anche affrontare la sfida di preservare l’elemento umano nelle loro interazioni, enfatizzando l’Intelligenza Emotiva, garantendo quindi che l’empatia e la comprensione non siano sacrificate a favore dell’efficienza tecnologica.
Le AI possono diventare strumenti di supporto preziosi, ma non dovrebbero mai sostituire l’insostituibile valore del dialogo umano.

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Riferimenti:

Le App dell’Intelligenza Artificiale generativa sostituiranno i coach?

In questo articolo ho affrontato il tema dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale generativa che ha e che avrà sempre di più nel coaching sviluppando questi argomenti (che a loro volta potevano diventare altrettanti articoli:

  • Il possibile sviluppo futuro dell’offerta di coaching
  • La competenza del “pensiero critico”
  • La commoditizzazione dei servizi di coaching
  • Una sintesi del possibile impatto sulla professione del “Coach”
  • Aree per l’Integrazione dell’IA vs. Necessità Umana nel Coaching

Parto subito con una risposta provocatoria alla domanda “Le App dell’Intelligenza Artificiale generativa sostituiranno i coach?

Le App dell’Intelligenza Artificiale generativa non sostituiranno i “coach” ma sostituiranno (o surrogheranno) una (buona) parte del “coaching“!

Se questa affermazione non ti basta e vuoi saperne di più prosegui con la lettura dell’articolo.

Il possibile sviluppo futuro dell’offerta di coaching

La mia esperienza personale nell’integrare l’intelligenza artificiale nel coaching ha aperto nuove prospettive sul potenziale di questa tecnologia nel potenziare il processo di coaching. Trasferendo il mio know-how sul “processo-contenuto” a ChatGPT 4 attraverso prompt sempre più complessi, ho sperimentato direttamente le opportunità che l’IA- Intelligenza Artificiale può dare ad un coach:

  • Può servire efficacemente in modalità Copilot, supportando attività di coaching e simulando sessioni specifiche per vari bisogni, inclusi il Business Coaching e il Career Coaching.
  • La recente possibilità di personalizzare GPT (applicazioni GPT) e poi di pubblicarle nel GPT Store, il negozio virtuale per personalizzare ChatGPT aumenta questa possibilità: vedi l’applicazione GPT “Professional Coach” creata da WikiCoaching.
  • Questa innovazione si estende alla creazione di strumenti come il “Piano di Sviluppo del Progetto di Carriera” e il “Personal Branding Canvas”, dimostrando la capacità dell’IA di adattarsi e contribuire significativamente al processo di coaching.

Lo sviluppo futuro dell’offerta di coaching si potrebbe quindi articolare in diverse possibili offerte tra le quali:

  • Exclusive: Servizi creativi e ibridi che forniscono un’esperienza unica, potenziata dall’IA in modalità Copilot e da tecnologie innovative. Servizi ancora futuribili ma ormai si intravedono nel campo delle possibilità.
  • Premium: Coaching erogato da esperti dotati di significativa esperienza aziendale, personalizzazione e allineamento con gli obiettivi di sviluppo e di business, arricchito dall’IA a supporto delle sessioni, dei feedback, del follow-up e degli eventuali assessment.
  • Blended: Servizi di coaching combinati con altri servizi di formazione, training, facilitazione, consulenza HR, consulenza agile e di business, ecc. erogati sia in presenza che da remoto.
  • Cyber: Offerte economiche basate esclusivamente sulle App dell’Intelligenza Artificiale generativa, senza necessariamente richiedere l’interazione diretta con un coach, e potenzialmente arricchite dall’uso di wearable (indossabile, l’iWatch della Apple è un esempio significativo anche se ancora embrionale di queste applicazioni, provare per credere).

Ecco alcuni motivi per cui il coaching del coach in modalità “Exclusive” e “Premium” rimarrà insostituibile:

  • Presenza e sviluppo di relazioni: La migliore competenza di un coach è determinata dalla presenza: la capacità del coach di essere pienamente consapevole e presente con il cliente, impiegando uno stile aperto, flessibile, radicato e fiducioso per dare spazio al cliente. Questa presenza è in sé abilitante: per le relazioni di fiducia e per la creazione dello spazio di rispetto con i clienti, creando un ambiente sicuro e di supporto per la sua crescita personale e professionale.
  • Comprensione empatica: La connessione empatica e la capacità di ascolto (… e di ascoltarsi: la migliore pratica in questo senso è rappresentata dal Focusing), genera fiducia nel cliente. I coach possono connettersi con le emozioni e comprendere le motivazioni dei clienti andando oltre le parole e gli aspetti cognitivi (unica area invece in cui possono intervenire le App dell’IA) fornendo loro un supporto personalizzato e adattato alle loro esigenze individuali (per un approfondimento vedi anche i centri: razionale, emotivo e istintivo dell’Enneagramma, del mBIT’ – multiple Brain Integration Techniques, ecc.)
  • Feedback: I coach possono fornire feedback intuitivi (coach possono utilizzare la loro creatività e intuito per aiutare i clienti a trovare soluzioni innovative ai loro problemi in un processo co-creativo), aiutandoli a migliorare le loro prestazioni e raggiungere i loro obiettivi. Ad esempio anche una pausa, un silenzio, una semplice ripetizione di una domanda può aprire un mondo inesplorato al cliente.

Altri motivi per cui anche il coaching del coach in modalità “Blended” rimarrà difficilmente sostituibile:

Le App dell’Intelligenza Artificiale generativa specializzate in coaching sono ancora molto distanti da un’AGI – Intelligenza Artificiale Generale: un’intelligenza artificiale che può risolvere problemi in vari domini, come un essere umano, senza intervento manuale. Invece di limitarsi a un ambito specifico, l’AGI può imparare da sola e risolvere problemi per i quali non è mai stata addestrata. Le previsioni sulla creazione dell’AGI – Intelligenza Artificiale Generale vanno dai cinque a oltre i dieci anni. In ogni caso (credo, spero) questa AGI avrà un’intelligenza razionale/cognitiva e non emotiva e istintiva come sopra accennato. Oltre a questo i limiti dell’attuale App-IA risiedono quindi nella loro specializzazione derivata da un pre-addestramento.

L’approccio “Blended” che può abbinare, se utile e necessario, il coaching del coach ad attività di formazione, training, facilitazione, consulenza HR, consulenza agile, di business, ecc. diventa un forte antidoto, una capacità di switch che le App-IA specializzate non hanno.

Anzi con L’approccio “Blended” potrebbe essere lo stesso coach a servirsi delle App-IA generative, come vedremo nella conclusione.

In ogni caso la transizione verso questi nuovi modelli di coaching evidenzia una progressiva estinzione del coaching basic (attuato da coach in modo standard con modelli preconfezionati e applicati in modo prevalentemente indifferenziato), facendo emergere un paradigma in cui il supporto dell’IA per i servizi di coaching “Exclusive”, “Premium” e “Blended” diventa indispensabile. La combinazione della capacità creativa del coach con quella generativa dell’IA, guidata dal coach stesso, supera le capacità delle attuali applicazioni di IA in modalità Cyber. Questo sarà un vantaggio che potrebbe perdurare anche con l’avvento dell’AGI, abbiamo visto.

L’accelerazione anticipata dalle App-IA generative e dal relativo cambiamento tecnologico potrebbe paradossalmente rafforzare la domanda di coaching?

Le App-IA generative potrebbero allargare l’attuale platea dei clienti di coaching. Man mano che individui e organizzazioni navigano questi cambiamenti, infatti, la necessità di orientamento, sviluppo personale e strategie di adattamento probabilmente aumenterà. La professione di coaching potrebbe vedere un’espansione, servendo come un ponte critico per aiutare le persone ad allinearsi e sfruttare questi rapidi cambiamenti.

La competenza del “pensiero critico”

I coach si evolvono nei servizi uguali o simili a quelli rappresentati come “Exclusive”, “Premium” e “Blended”, dovrebbero quindi concentrarsi sull’Intelligenza Emotiva e soprattutto sullo sviluppo della fondamentale competenza del pensiero critico.

La competenza del pensiero critico riveste un ruolo cruciale sia per il coach che per il cliente nel contesto del coaching,

specialmente in un approccio “Blended” che integra vari elementi come formazione, consulenza e tecnologia, incluso l’uso di App-IA generative. In particolare:

  1. Soluzione di Problemi Complessi: Il pensiero critico abilita il coach a navigare attraverso problemi complessi e multifaccettati, permettendo una comprensione più profonda delle sfide uniche che il cliente sta affrontando. Questo facilita l’ideazione di soluzioni innovative e personalizzate che trascendono le risposte standardizzate offerte dalle App-IA e la capacità di saper sfruttare questi strumenti per simulare scenari decisionali, usando il pensiero critico per valutare i rischi, i benefici e le potenziali conseguenze di varie opzioni.
  2. Valutazione degli output dell’IA e Decision Making: Nell’era dell’Intelligenza Artificiale, le persone sono sovraccaricati da dati e insight e si sentono minacciate (quando sono consapevoli) dalle possibilità di sostituzione derivante da: Automazione + IA. Il pensiero critico consente di valutare l’affidabilità e la rilevanza delle informazioni e dagli output dell’IA, riuscendo in questo modo a utilizzare l’IA in modalità copilot (almeno fino a che non arriva la suddetta AGI.
  3. Adattamento e Innovazione: Mentre le App-IA possono offrire supporto basato su dati preesistenti, solo attraverso il pensiero critico i coach possono adattarsi e innovare in tempo reale, personalizzando l’approccio a seconda delle mutevoli esigenze del cliente e integrando nuove tecniche o tecnologie quando necessario.

La commoditizzazione dei servizi di coaching

La commoditizzazione avviene quando “le caratteristiche distintive di un prodotto o servizio diventano meno importanti per i consumatori, che si concentrano maggiormente sul prezzo”.

Ecco alcuni fattori (oltre alla sempre maggiore offerta di coaching rispetto alla domanda…) che possono contribuire alla minaccia di una ulteriore spinta dell’IA e della tecnologia alla commoditizzazione dei servizi di coaching:

  • Globalizzazione: La concorrenza globale delle App dell’Intelligenza Artificiale generativa può portare a un calo dei prezzi e spingendo verso una riduzione dei prezzi e rendendo più difficile per i coach distinguersi esclusivamente sulla base del costo: i coach potrebbero trovarsi a competere su prezzi sempre più bassi, compromettendo la percezione del valore e la sostenibilità delle loro pratiche
  • Tecnologia: L’innovazione tecnologica delle App dell’Intelligenza Artificiale generativa aumenta esponenzialmente l’accessibilità ai servizi di coaching rendendoli più comparabili e costringendo i coach a cercare efficienze operative o a diversificare i loro servizi.
  • Standardizzazione: Quando le metodologie di coaching diventano standardizzate dalle App dell’Intelligenza Artificiale generativa, i clienti potrebbero avere difficoltà a percepire il valore aggiunto del coach rispetto ad un coaching diffuso, standardizzato oltre che accessibile.
  • Dematerializzazione: L’accessibilità di strumenti e risorse online potrebbe diminuire l’importanza percepita del tocco umano e della personalizzazione che un coach professionista porta.

Una sintesi del possibile impatto sulla professione del “Coach”

Pro:

  • L’integrazione dell’IA nel coaching promette di rivoluzionare la professione, ampliando le possibilità di personalizzazione, efficienza e accessibilità dei servizi. L’integrazione dell’IA nel coaching presenta un insieme misto di potenzialità. L’adozione dell’IA nel coaching offre numerosi vantaggi, inclusa la capacità di gestire grandi volumi di dati e fornire insight basati sull’analisi. Aspetto che potrebbe essere utilizzato anche dai produttori di Assessment.
  • L’IA potrebbe semplificare i compiti amministrativi, migliorare l’allocazione delle risorse e fornire intuizioni basate sui dati, rendendo il coaching più efficiente e accessibile. E’ quindi fondamentale riconoscere e affrontare le limitazioni dell’IA, specialmente nel replicare la complessità delle interazioni umane e nella gestione delle dinamiche emotive e relazionali.

Contro:

  • Rischio di commoditizzazione: L’accessibilità e la standardizzazione dei servizi di coaching potenziati dall’IA potrebbero ridurre la percezione del valore aggiunto unico offerto dai coach, minacciando di commoditizzare la professione. Probabile surclassamento del coaching tradizionale o di basso livello, come abbiamo visto prima.
  • Spersonalizzazione del Coaching: Il rischio che i clienti App dell’Intelligenza Artificiale generativa sentano sempre meno l’esigenza dell’engagement e della connessione personale nelle sessioni di coaching è un pericolo, poiché le relazioni di fiducia e il supporto personalizzato sono al cuore dell’efficacia del coaching del coach.
  • Il rischio che i clienti App dell’Intelligenza Artificiale generativa sentano sempre meno l’esigenza dell’intelligenza emotiva, dell’empatia e la comprensione sfumata che i coach offrono pone un notevole inconveniente. Il rischio conseguente di depersonalizzazione e riduzione dell’engagement emotivo come nelle sessioni di coaching è una preoccupazione legittima.

Aree per l’Integrazione dell’IA vs. Necessità Umana nel Coaching

Riprendo il tema da un interessante articolo di Giovanna Giuffredi “Le macchine sostituiranno i coach?” che a sua volta riprendeva una survey promossa da Coaching Time. C’è un consenso tra i punti di vista dell’articolo che l’IA potrebbe servire bene nel gestire gli aspetti burocratici del coaching, come la programmazione, il monitoraggio dei progressi e anche certi compiti analitici. Eppure, quando si tratta delle dimensioni esplorative, emotive e profondamente personali del coaching, l’elemento umano è insostituibile.

L’essenza del coaching risiede nell’abilità umana unica di connettersi, empatizzare e adattarsi ai paesaggi emotivi sfumati degli individui, cosa che l’IA è ben lontana dal replicare.

Riflessioni finali

Riflettendo sull’articolo e sul discorso più ampio, è evidente che un approccio equilibrato è cruciale. Abbracciare l’IA per i suoi punti di forza, in particolare nel gestire aspetti logistici e basati sui dati del coaching, può liberare i coach a concentrarsi di più sul nucleo del loro lavoro: favorire la crescita emotiva, la resilienza e la trasformazione personale.

L’integrazione dell’IA nel coaching potrebbe non è una questione di sostituzione, ma di potenziamento.

Il futuro del coaching potrebbe ben includere una relazione simbiotica tra coach e strumenti IA, ciascuno sfruttando i propri punti di forza per facilitare esperienze di coaching più complete, accessibili ed efficienti. La sfida sta nel navigare questa integrazione senza perdere di vista l’essenza profondamente umana del coaching.

  • Concordo quindi con l’affermazione finale di Giovanna Giuffredi “Le macchine le governiamo noi umani, con il giusto equilibrio e armonia i coach riusciranno a servirsi della tecnologia per soddisfare i loro clienti“. La mia esperienza e la visione futura del coaching delineata evidenziano il potenziale dell’IA nel trasformare e potenziare la professione del coaching. Man mano che esploriamo questa nuova frontiera, è cruciale navigare con cura tra le opportunità offerte dalla tecnologia e il valore inestimabile dell’elemento della presenza umana nel coaching.

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